«Resti in carcere l’islamico assolto perché guerrigliero»

da Milano
Aveva provato a distinguere fra terroristi e guerriglieri. E anche sulla base di questo ragionamento aveva assolto tre presunti terroristi e per altri due aveva cancellato il capo d’accusa più pesante: appunto la violazione dell’articolo 270 bis del codice penale, introdotto dopo l’11 settembre. I provvedimenti firmati dal gip Clementina Forleo però vengono continuamente smentiti da altri giudici. Ora ci si mette anche la Cassazione: la Suprema Corte ha stabilito che il tunisno Noureddine Drissi resta in carcere. Lei aveva eliminato dal suo capo d’accusa proprio il terrorismo internazionale, il Gip di Brescia, cui aveva spedito gli atti, l’aveva immediatamente ripristinato, il Tribunale della libertà lo aveva confermato. Ora è la Cassazione a ribadire autorevolmente che la Forleo aveva sbagliato. «Chiedevamo - spiega l’avvocato Giuseppe De Carlo - la revoca della misura cautelare inflitta a Drissi senza gravi motivi di colpevolezza. Da due anni il mio cliente sta scontando il carcere preventivo».
Insomma, per la Forleo, che proprio questa settimana è stata promossa dal Csm giudice di Corte d’appello, è un’altra sconfitta. Del resto, critiche al Gip milanese si leggono in controluce anche nel provvedimento con cui il giudice milanese Guido Salvini dispone l’arresto di Abu Omar, il presunto leader del gruppo terroristico Ansar Al Islamt, svanito nel nulla dopo essere stato rapito due anni fa. «Ad esempio - scrive Salvini - le categorie di guerriglia o guerriglieri recentemente utilizzate sono decisamente atecniche e rischiano di essere fuorvianti». Di più, Noureddine, secondo Salvini, «è componente della cellula di Cremona della associazione terroristica di cui è chiamato a rispondere anche Abu Omar». Vale a dire Ansar Al Islam, molto attiva nel Kurdistan iracheno fino all’arrivo degli americani nel 2003. Per la Forleo i membri di Ansar Al Islam, fra cui Noureddine, erano guerriglieri. Salvini li descrive invece come fautori di una strategia terrificante: «Portare la guerra fra la folla». «Charissime - spiega il Gip - sono le testimonianze dei giovani militanti di Ansar Al Islam arrestati in flagranza o, per dire più realisticamente, fisicamente bloccati mentre, carichi di esplosivo, stavano per far saltare in aria se stessi e quanti si trovavano intorno a loro. In un caso - conclude Salvini - le persone che sarebbero state vittime dell’attentato errano coloro che si erano radunati come ogni anno per commemorare il massacro di Halabja in Kurdistan e cioè l’operazione con cui furono annientate col gas dalle forze di Saddam Hussein migliaia di persone. Coloro che stavano ricordando tale evento sarebbero state proprio le vittime dell’attentato suicida». Come se in Italia una bomba fosse esplosa a Marzabotto o a Sant’Anna di Stazzema.