«Restiamo anche in caso di sconfitta»

Ma Fabris (Udeur) avverte: «Le elezioni potrebbero avere un riflesso politico, servono alleanze più coese per superare il bipolarismo»

da Roma

L’idea di un governo a fine corsa in caso di sconfitta alle amministrative porta scompiglio nel centrosinistra, più o meno unito nel respingere la tesi sostenuta ieri da Berlusconi di un esecutivo a «rischio di implosione», ma non del tutto compatto quando si tratta di decidere se dare o meno un valore politico al voto del 27 e del 28 maggio.
Nel centrodestra il presidente di An Gianfranco Fini ha usato toni simili a quelli del leader azzurro. «In tanti in Italia vorrebbero essere goriziani - ha detto intervenendo a sostegno del candidato cittadino Ettore Romoli - per poter andare a votare e far capire chiaramente a Prodi e alla sua pseudomaggioranza che c’è tanta delusione in tutto il Paese verso questo Governo, anche tra chi ha votato a sinistra».
Nello schieramento opposto i primi a respingere la tesi del Cavaliere sono stati i prodiani di ferro, come il ministro della Difesa Arturo Parisi, che ha apostrofato Berlusconi: «Prima si vince e dopo si canta vittoria. Impari pure - ha aggiunto - che le elezioni amministrative si dicono amministrative perché non sono politiche e soprattutto si dicono al plurale perché sono appunto chiamate a dare, ognuna, risposte distinte a domande distinte».
Anche il segretario Ds Piero Fassino non vede relazioni tra il voto e un eventuale giudizio sul governo. «Il 27 e 28 maggio - ha osservato - non si decide chi deve governare a Roma, questo lo hanno già deciso gli italiani un anno fa. Si decide invece chi deve fare il sindaco nelle città». Battagliera Rosy Bindi, secondo la quale «questa mania di Berlusconi di strumentalizzare sempre tutto è un altro segno di scarsa cultura istituzionale e democratica», salvo poi riconoscere che «qualche problemino nel governo ce l’abbiamo». Comunque, ha assicurato il ministro alle Politiche per la famiglia, «Berlusconi stia tranquillo, che noi lo sapremo risolvere».
A grandi linee anche il vicepremier Francesco Rutelli adotta questa linea e sottolinea come le amministrative abbiano «un segno locale, come è sempre stato. In passato - ha aggiunto - in altre tornate amministrative non abbiamo mai dato un significato generale». Però, a giudizio di Rutelli, una qualche lettura andrà comunque data ai risultati che usciranno dalle urne. «chiaramente - ha aggiunto - ci sono sempre delle considerazioni politiche da cavare da qualunque momento elettorale».
Anche dall’Udeur arriva una posizione più sfumata rispetto a quelle dei colleghi di coalizione. «Dopo le amministrative - ha assicurato il capogruppo del Campanile alla Camera Mauro Fabris - l’Unione non imploderà, e in ogni caso non si può ripartire da Berlusconi». Però è sbagliato dare al prossimo appuntamento elettorale un valore esclusivamente locale. «Le elezioni amministrative - secondo Fabris - potrebbero avere un riflesso politico, visto che 12 milioni di italiani andranno al voto». Servono, questa l’analisi del centrista, «alleanze più coese per superare questo bipolarismo», ormai «decotto e contestato da tutti».