«Restituiscimi i mille euro»: pestato a sangue

Stefano Vladovich

Accerchiato, pestato a sangue, infine accoltellato per mille euro. Arrestati per tentato omicidio e lesioni personali due giovani, K.F.E., marocchino di 20 anni residente ad Ardea e C.E., 25 anni di Aprilia. È accaduto nella cittadina rutula, davanti a un locale frequentato da decine di persone. Vittima un cittadino del Marocco di 24 anni, C.A., «colpevole» di aver chiesto al connazionale la restituzione della somma prestata tempo addietro.
A ricostruire la triste vicenda i carabinieri di Marina di Tor San Lorenzo quando il poveretto, sanguinante e dolorante, si trascina in caserma. È martedì sera, la scena che si presenta al piantone di turno e agli altri militari è agghiacciate: l’uomo non si regge in piedi e parla appena. «Aveva tagli e lesioni lungo tutto il corpo - spiega il tenente Memoli, vicecomandante della compagnia di Anzio -, tanto che abbiamo tamponato le ferite e chiesto l’intervento di un’ambulanza». In attesa del medico del 118 l’uomo inizia a raccontare. «Avevo appuntamento con il mio amico al bar Trendy’s in largo del Germani. Quello, però, si presenta con uno che non conosco. E di ridarmi i soldi neanche a parlarne: prima mi hanno minacciato, poi hanno cominciato a sfondarmi i vetri della mia auto, una Mercedes 250». Le cose precipitano. Il 24enne viene accerchiato da un gruppo di almeno 5 persone. Qualcuno tira fuori un coltello, altri spranghe. La scarica di botte è di una violenza inaudita. Pochi secondi e l’uomo si ritrova a terra mentre i suoi aggressori sono già lontani. Mentre viene trasportato alla clinica Sant’Anna di Pomezia, i carabinieri si mettono sulle tracce degli energumeni che l’hanno ridotto in quello stato. I vari testimoni del bar confermano l’accaduto, qualcuno riesce persino a descrivere l’italiano. Le indagini portano da una parte nel centro di Ardea, dall’altra ad Aprilia: ma nelle rispettive abitazioni degli indiziati non c’è anima viva. Mercoledì, la svolta quando i due vengono fermati ad Anzio. Non serve alcuna confessione: i malviventi vengono riconosciuti sia dalla vittima (ricoverata nel reparto di Terapia intensiva) che dagli avventori del locale. E per loro si spalancano le porte del carcere di Velletri.