Resto a Genova contro i tradimenti degli elettori

(...), ma tenete conto che l’astensione al Senato è identica al «no» (differente sarebbe stato disertare il voto, come ha fatto, ad esempio, Adriana Poli Bortone). Oggi lo riassumiamo e nei prossimi giorni lo pubblicheremo integralmente. E dico francamente che alcuni dei punti che solleva Musso, non tutti, non sono completamente infondati, anzi. Ho già spiegato mille volte che dire che Berlusconi ha sempre, solo e comunque ragione non aiuta nessuno. Soprattutto, non aiuta Berlusconi.
Ma, con altrettanta franchezza dico a Musso - con cui rimane un buon rapporto personale, nonostante ci divida un abisso politico - che quelle critiche le può fare il Giornale, le può fare Vittorio Feltri, le può fare Marcello Veneziani, le posso fare io. E le abbiamo fatte. Credo invece che, nei termini in cui le fa Musso, non le possa fare Musso. Perché lui è lì non in quanto Musso, ma in quanto nominato dal Pdl (e da Silvio Berlusconi in particolare), per rappresentare il Pdl e i suoi elettori. Insomma, il nominato ha un diritto di critica quantomeno depotenziato.
E tutto questo lo dico - ribadisco - senza dimenticare i meriti di Musso, che ci sono. A me il comunicato in cui si attacca pesantemente Berlusconi, ma non si dice nulla della vergognosa gestione istituzionale della Camera da parte di Fini, non piace per nulla. Ma Musso ha avuto anche la sensibilità di scrivere nel suo comunicato che «condanna fermamente tutte le contestazioni violente che stanno avendo luogo in queste ore in Italia». E poi, non dimentichiamo che, nei mesi scorsi, è stato fra i pochissimi politici a solidarizzare con gli attacchi e gli insulti dei centri sociali in piazza contro il Giornale. E poi, non dimentichiamo che è stato uno dei pochissimi a difendere il diritto di Gianni Plinio a raccontare il 30 giugno 1960 senza il trionfalismo delle istituzioni di sinistra. Però, detto tutto questo, e dato a Musso quello che è di Musso, credo che per non perdere la faccia, non gli resti che perdere il posto. E dare le dimissioni. Ma dimissioni vere. Che si consegnano a Schifani. Non a Gasparri e a Quagliariello. Quantomeno se si rispettano le istituzioni.
Mentre aspetto, io resto.