«Resto al Pirellone per sparigliare la politica»

«La Cdl e anche la sinistra devono fare un esame di coscienza»

Marcello Chirico

La scelta è compiuta, o - come disse un altro leader nazionale tanti anni fa - «il dado è tratto». Roberto Formigoni resterà alla guida della «sua» Regione e, quindi, rinuncerà al proprio seggio al Senato. Ma il referendum popolare sul futuro politico del governatore si terrà comunque, utilizzando tutti i new-media (come li chiama Formigoni) possibili. Quindi, da internet agli sms. Ai quali verranno affiancati comunque gli old-media (giornali) insieme ai metodi tradizionali (letterine al governatore, distribuzione on the road delle schede da parte di volontari), perché non si sa mai. É partito ieri e terminerà domenica (ieri sera avevano già votato in 2.000 ndr), così da evitare sovrapposizioni col referendum sulla devolution. Anche se, tra i due, esiste una differenza sostanziale: il primo se lo paga tutto Formigoni, l’altro lo paghiamo noi. Da qui anche la scelta di organizzare la conferenza stampa all’Hotel Gallia anzichè al Pirellone
Domanda: ma a cosa serve un referendum tra la gente se il referendato ha già scelto cosa fare? Formigoni ha la risposta pronta anche a questo: serve «a sparigliare». Perché, secondo lui, sarà questo il verbo da declinare in politica nel futuro prossimo, per il quale Formigoni prevede rimescolamenti pure negli schieramenti politici. A destra e a sinistra, perché «così non vanno», è stato categorico il governatore. «La Cdl ha perso e non può continuare a farlo, occorre un profondo esame di coscienza collettivo per capire che fare. Ma anche nella parte più avveduta della sinistra al Nord, l’isoddisfazione è palese, e io l’avverto». E allora? «Occorre un’iniziativa, e la prenderemo, sparigliando le carte, dando una scossa, e unendo le culture di cattolici, laici, moderati, riformatori, facendo saltare alcuni steccati». Nessun «grande inciucio, non lo voglio», tantomeno «ribaltoni» ha tenuto a precisare Formigoni, semmai «l’inizio di una politica moderna, l’avvio di un profondo rinnovamento». Un nuovo percorso al quale è invitata a partecipare pure la Lega, che «potrà valutare di avere 101 motivi per essere nostra alleata, visto che stiamo combattendo insieme per le riforme».
Parla da leader Formigoni, nonostante ribadisca che Berlusconi «resta il leader naturale della Cdl anche in questa fase», però deve «essere disposto a poter parlare di tutto, a capire insieme a tutte le teste pensanti del centrodestra dove sono andati a finire il 5% dei voti persi tra il 2001 e il 2006». Perché «serve una scossa», e lui è pronto ad azionare l’alternatore di corrente.
Ecco il perché di fare comunque il referendum, per «far pesare di più anche loro nelle scelte della politica», dove c’è «la necessità assoluta di smuovere le acque, svecchiare, immettere nuova linfa, inserendo dei giovani validi». Bisogna insomma sparigliare, e il cambiamento può iniziare proprio dalla Lombardia. Da quel Pirellone dove Formigoni resterà per «poter sviluppare una proposta politica per il Paese». La «sua» proposta. Altrimenti, «se l’Italia non si rinnova, è perduta». E a chi gli fa notare che il suo tanto celebrato riformismo è stato bocciato dalle urne milanesi (il suo principale esponente, Borghini, ha raccolto solo 370 voti), Formigoni non si scompone: «Mi spiace per lui, ma il capo di qualsiasi movimento riformista al momento si chiama Roberto Formigoni».