"Resto Pulcinella ma vi racconto la guerra infinita"

Massimo Ranieri debutta giovedì a Venezia con <em>Polvere di Bagdad</em>: &quot;E' la cupa Mille e una notte di oggi&quot;

Incontrarlo è un piacere degli occhi, del cuore e dell’intelligenza. Perché Massimo Ranieri, cinquantotto anni portati con l’eleganza e la souplesse che sono il frutto squisito dell’ironia, è ancor oggi un artista tutto da scoprire. E non solo per quel vulcanico attivismo che, peggio di Fregoli, lo trasporta oltre il tempo in ogni spazio possibile ma per la sua smodata curiosità.

È d’accordo, Massimo, con questa definizione? O invece la contesta?
«Contestarla? Non sono mica matto. Sono d’accordissimo. Tanto è vero che dopo aver girato tutto il Veneto con Canto perché non so nuotare... da 40 anni, il recital di cui festeggio la quattrocentesima replica, sono già a Venezia».

A far cosa?
«A provare Polvere di Bagdad, lo spettacolo di Scaparro su testi originali di Nava e Adonis che debutta giovedì».

Scusi tanto, come mai tanto attivismo?
«Fa parte del mio carattere intraprendente che vuole esplorare ogni regione del possibile. Tanto più oggi che, giunto al traguardo della mezza età, comincio a contare il tempo trascorso e a far tesoro di quello che mi rimane per...».

Per cosa?
«Per completare il circuito, non le basta?».

Dipende da che circuito si tratta.
«Sarò più esplicito. Da una parte non posso tradire le aspettative del bambino cresciuto al Pallonetto, il Massimo che canta dall’età di dieci anni. E che, a dispetto di tutto, vuole ancora esprimersi con la canzone o meglio coi song di Aznavour e Sinatra».

Magari coniugandoli col jazz?
«Come no? Ma ho un’altra voglia da soddisfare».

Quale?
«Quella di camminare un passo alla volta in tutto il pianeta e magari anche nel cosmo».

In che modo?
«Le faccio un esempio: col mio recital il 15 febbraio debutto non solo a Parigi ma addirittura all’Olympia, il tempio del musical, con tre ore tre di non stop».

Una scommessa da far tremare i polsi, no?
«Certo, ma solo per chi pensa alle note preoccupandosi degli acuti. Che ai miei occhi ormai sono solo l’epidermide di Ranieri e non il suo io profondo».

Che oggi si esplica in ogni ambito dello scibile?
«Nell’ambito dell’espressione, quella del corpo e quella dell’anima».

E dove la trasporta oggi un impulso simile?
«Sul palcoscenico, naturalmente».

Dove sarà testimone del dramma di Bagdad?
«Esatto. A pochi anni di distanza dalle Mille e una notte che, sempre con Scaparro, abbiamo esportato anni fa in terra di Francia, ho deciso di accogliere il suo invito per manifestare il mio sdegno per la violenza che da troppi anni regna in Irak».

In che modo?
«Riandando al tempo perduto degli emiri, dei palmizi e delle oasi quando si cantava il ciclico rinnovarsi delle stagioni e Shérazade narrava al sultano la forza eterna dell’amore».

Ma oltre che al rimpianto del passato, a che cosa si dedicherà?
«Nel ruolo a me consono del cantastorie spero di ridestare nel pubblico, tra le risse sanguinose delle fazioni e i detriti di quella che era una città santa, la fiducia nel futuro e l’anelito al cambiamento».

Abiurando la sua prediletta maschera partenopea?
«Se allude a Pulcinella, si sbaglia di grosso. Perché alla figuretta in bianco dagli occhi a spillo che forano la sua bautta nera, ho dedicato addirittura un film».

L’ultimo Pulcinella?
«Esatto, tanto per cambiare».

Diretto da Scaparro. Un’alleanza irriducibile.
«Già, ci manca poco che ci considerino i Dioscuri, data la comune passione per i dialetti e la Commedia dell’Arte».

È questo il tema del film...
«Ma fino a un certo punto, dato che il mio Pulcinella è un attore emigrato a Parigi che salva dalla demolizione un teatro improvvisando coi suoi compagni d’avventura uno spettacolo itinerante che si conclude con un inno alla vita».

Bene. Non c’è altro nel suo carniere?
«Scherza? Tra un anno esatto debutto al San Carlo di Napoli».

Perbacco, si appresta a rubare il mestiere ai cantanti lirici?
«Quasi. Perché sarò Mackie Messer nel nuovo allestimento, curato da De Fusco, dell’Opera da tre soldi».

In barba a Strehler?
«No, in omaggio al suo mito che farò rivivere sia in cielo che in terra».

A costo di perdere la faccia?
«Stia pur certo che semmai ne acquisterò una nuova».