Retata di boss e spacciatori: Quarto Oggiaro applaude

Quattro le tornate di arresti nel giro di un anno. E con l’ultima, ieri
all’alba, i Sabatino-Carvelli, boss di Quarto Oggiaro capaci di
spacciare fino a dieci chili di cocaina al giorno, dovrebbero aver
chiuso

Quattro le tornate di arresti nel giro di un anno. E con l’ultima, ieri all’alba, i Sabatino-Carvelli, boss di Quarto Oggiaro capaci di spacciare fino a dieci chili di cocaina al giorno, dovrebbero aver chiuso. «Dimostrando ancora una volta che a Milano non ci sono zone franche. Difficili, certo, ma nessuna fuori dal controllo dello Stato» ha commentato il questore Vincenzo Indolfi.
E lo Stato ieri ha voluto mostrare i muscoli, in un’azione congiunta tra squadra Mobile e commissariato: mentre un elicottero osservava le operazione dall’alto, trecento uomini hanno «cinturato» in quartiere in una morsa per non fare scappare nessuno. Quindi via agli arresti tra gli applausi dei residenti: 29 le ordinanze di custodia cautelare firmate dalla magistratura, 13 notificate in carcere, 14 eseguite, due i latitanti. In manette torna Mario Carvelli, 42 anni, originario di Petilia Policastro, ras di Quarto Oggiaro, uscito lo scorso marzo, dopo aver trascorso in cella 15 dei 23 anni. Arrestato già a luglio, era stato poi scarcerato per mancanza di indizi.

Carvelli ha due fratelli Angelo e Vincenzo, sposati con le figlie di Anna Luciani, 61 anni, sposata Sabatino, famiglia arrivata da San Severo, Foggia. Un’unione da cui nata la più potente gang del quartiere, asserragliata nel «fortino» di via Capuana 3. Tutti impegnati nell’«azienda» di famiglia a partire da Anna Luciani, detta «nonna coca», già condannata a 9 anni e 4 mesi. Poi Angelo e Vincenzo, ora all’ergastolo, con i rispettivi figli: Francesco, ammazzato per uno sgarro la scorsa estate a 22 anni, e Emanuel Francesco 18 anni, arrestato ieri. «Banditi di spessore - spiega Francesco Messina, capo della mobile - non organici alla n’drangheta ma collegati alla cosca crotonese Serraino-Di Giovine di Crotone. Un legame che consentiva approvvigionamenti continui di cocaina, particolare essenziale per chi vuole controllare il giro della cocaina». Un giro calcolato tra i 5 e 10 chili al giorno, con un fatturato di oltre dieci milioni di euro all’anno. «Attenzione, anche se non è una vera cosca, nei loro confronti è necessario agire con gli stessi metodi con cui si combatte la mafia. Cioé non partire dagli arresti per ricostruire l’organizzazione, ma viceversa» precisa Messina. Al vertice dell’organizzazione dunque Mario Carvelli, mentre per suo conto Michael Fasano, 21 anni, e Samuel Cimarusti, 19, controllavano la spaccio attorno via Aldini, e Francesco Catapano, 23 anni, e Emanuele Francesco Carvelli gestivano i Paletti.

Ai loro ordini una decina di pusher e sentinelle, molti minorenni, ben cinque quelli arrestati, alcuni sotto i 14 anni. Come il tredicenne figlio di una ex prostituta e un balordo e per questo affidato a una comunità dove rimaneva dal lunedì al venerdì. Il fine settimana rientrava a casa ma passava le notti a fare la vedetta per l’organizzazione. C’era poi gli uomini di collegamento con le cosche calabresi: Armando Pietromartire, 38 anni, sostituito dopo il suo arresto da Roberto Feliziani, 45 anni, anche lui finito in cella e rimpiazzato da Sergio Testa,37 anni. La droga veniva trasportata da Gabriele Argirò, 32 anni, e custodita da Roberto Spinazzola, 45 anni, e Francesco Carriero, 47. Gli affari andavano a gonfie vele e il gruppo aveva tentato di espandersi, arruolando a Trieste Fabrizio Sivelli, 41 anni, Franco Altin, 42, Roberto Babici, 43, arrestati ieri dalla mobile giuliana. Un’azione perfetta che ha ricevuto il plauso della popolazione: «Finiti gli arresti mi sono concesso un caffé e al bar decine di residenti mi stringevano la mano per ringraziarmi» ha raccontato Angelo De Simone, dirigente del distretto più caldo di Milano.