Retata in Molise, arrestati in nove tra carabinieri e poliziotti

Il comdante dei carabinieri di Campobasso, poliziotti del tribunale di Larino: una struttura accusata di associazione a delinquere e truffa. In manette anche un avvocato. L'operazione è legata all'inchiesta sulla sanità nella regione

Campobasso - Il comandante provinciale dei carabinieri di Campobasso, il comandante della sezione di polizia giudiziaria dei carabinieri della procura di Larino, i componenti della sezione di pg della polizia di Stato presso la stessa procura, altri appartenenti alle forze dell’ordine e un avvocato - nove persone in tutto - sono stati arrestati all’alba di oggi su disposizione della magistratura del gip di Larino. Gli arresti sono stati eseguiti in un’inchiesta coordinata dal procuratore della repubblica Nicola Magrone per reati che vanno dall’associazione per delinquere alla truffa, da una serie ripetuta di falsi alla sistematica rivelazione del segreto d’ufficio. Gli arrestati avrebbero costituito, secondo l’accusa, un vero e proprio corpo separato all’interno della struttura giudiziaria. L’operazione, ancora in corso tra Campobasso, Termoli e Larino, sarebbe legata all’inchiesta "Black Hole", che smantellò i vertici della sanità nel basso Molise.

Gli arrestati L’operazione di oggi è avvenuta nella massima discrezione. Nella stessa sede del comando provinciale dei Carabinieri, in pieno centro a Campobasso, è stato eseguito, dopo le 8, l’arresto del comandante provinciale, Maurizio Coppola, in servizio nel capoluogo molisano dal 2005. Tra gli altri destinatari dei provvedimenti di custodia figurano Ugo Sciarretta, ex comandante della polizia municipale di Termoli - già arrestato nel 2006 nell’ambito dell’inchiesta "Black Hole" - e l’avvocato Ruggero Romanazzi, ex carabiniere. Romanazzi è anche uno dei legali di Remo Di Giandomenico, ex sindaco di Termoli e parlamentare dell’Udc finito per qualche mese ai domiciliari, l’anno scorso, in quanto coinvolto nell’inchiesta "Black Hole" della procura di Larino. Le persone arrestate in questo nuovo filone delle indagini avrebbero agito, a vario titolo, con l’obiettivo di occultare alcune prove legate all’inchiesta che portò alla luce illeciti nella gestione della sanità molisana. E perquisizioni sono ancora in corso all’interno del palazzo di giustizia di Larino. Le forze dell’ordine sono entrate negli uffici della polizia giudiziaria, al quinto piano dell’edificio, e hanno sequestrato tre computer e due fascicoli di documenti.