Retate sui tram della paura «Applausi dai milanesi» La sinistra accusa: «Razzisti»

Un centinaio le aggressioni a bordo dei mezzi ogni mese. Prc attacca: «I ghisa creano un clima da terrore cileno»

La paura fa 90. Ma per la smorfia di Sant’Ambrogio fa anche 91. E dicono dalla Questura pure 3, 14, 15, 67 e tante altre linee di viaggio dell’Atm. Quelle che, per capirci, non frequentano i pasdaran della sinistra che vagheggiano di deportazione sui bus in stile «America latina» mentre si fanno scorazzare per Milano a bordo dell’auto blu.
Tutti addosso a Palazzo Marino, colpevole di fare quello che «semplicemente» pretendono i milanesi: «Operare per la sicurezza della città insieme a Prefettura e Questura». Impegno che si concretizza nel «controllo dell’immigrazione clandestina e nell’espulsione degli irregolari responsabili - dice il capo della polizia Antonio Manganelli - di un reato su tre». Concretezza nel segno del fare, mentre le cronache locali raccontano di cento aggressioni (anche verbali) registrate ogni mese sui mezzi Atm contro gli autisti e di cinque-sei aggressioni con seguito al pronto soccorso per botte ai conducenti.
E mentre dalla centrale operativa Atm di viale Monterosa danno i numeri - «ventiseimila corse al giorno, metrò compresa, moltiplicate per tre turni di sei ore fanno qualcosa come 76mila potenziali occasioni di aggressione» -, dai documenti dell’azienda esce un dato impressionante: il senso di sicurezza a bordo dei mezzi è crollato al 4 per cento contro il 7,1 per cento di sei anni fa. E, infatti, è in salita il numero di borseggi sui mezzi oltreché quello dei portoghesi valutati attorno al 20-30 per cento sui 600 milioni e più di passeggeri trasportati annualmente da Atm.
Fotografia che però spinge Filippo Penati alla rivolta contro il giro di vite dei ghisa su tram e bus: «Interventi che servono per le telecamere, per fare il titolo di un giornale e non risolvono il problema» chiosa il presidente della Provincia. Virgolettato che, commenta Riccardo De Corato, «non merita risposte»: «Fa solo chiacchiere. E tra un po’ entrerà in conflitto anche con se stesso. Esito non improbabile, visto che nel 2005 progettava qualcosa come 40 villaggi rom da spalmare sull’hinterland, modello a sua detta “unico in Europa”, e oggi chiede “zero campi”». De Corato si «stupisce» poi della sinistra radicale «che si scandalizza per il fermo di qualche clandestino» dimenticandosi che, a Milano, ce ne sono «40mila» e che «gli deve arrivare forte e chiaro il messaggio: è ora di fare le valigie».
Sintesi efficace in risposta alla Sinistra critica che parla di «rastrellamenti in un clima di terrore» (Piero Maestri), all’accusa di Rifondazione che denuncia «la violazione del principio costituzionale con il razzismo istituzionale» (Nello Patta) e, giusto per rientrare nelle rassegne stampa, al you remember Cile lanciato su carta intesta Provincia di Milano: «Le retate ricordano pratiche da America Latina. Indigna i milanesi e aumenta il clima di insicurezza e procura allarme sociale» (Francesca Corso, assessore dei Comunisti italiani). Quella sinistra, penatiana e no, che chiosa Emiliano Bezzon, comandante dei ghisa, ignora «il plauso dei cittadini per i vigili sui bus».