Una Rete contro la sclerosi

Duemila pazienti saranno trattati, sotto la guida del professor Comi, con un nuovo anticorpo monoclonale

La sclerosi multipla è una malattia che distrugge lentamente organi e tessuti, in particolare il tessuto nervoso, nei giovani e negli adulti, provocando prima serie difficoltà nei movimenti, poi l’invalidità. Ciò spiega perché la Ricerca continui a studiare questa patologia e a proporre soluzioni capaci di ridurne la pericolosità.
Il professor Giancarlo Comi, che dirige il Dipartimento di neurologia dell’Istituto scientifico San Raffaele di Milano, ha riunito nei giorni scorsi novanta specialisti con i quali ha stabilito alcune linee-guida per il trattamento della sclerosi multipla recidivante con un nuovo farmaco (nome chimico: natalizumab) già sperimentato negli Stati Uniti su settemila pazienti.
Nei primi giorni di marzo dell’anno scorso il New England Journal of Medicine ha pubblicato i risultati dello studio chimico «Affirm», condotto su 942 soggetti affetti da sclerosi multipla recidivante in cento centri neurologici di vari Paesi: pazienti curati tutti con natalizumab per via endovenosa.
Molto favorevoli i risultati: riduzione delle ricadute del 68 per cento e del rischio di progressione della malattia del 42 per cento. Oscillante tra il 60 e il 90 per cento la mancata presenza di nuove lesioni. Nel corso di un altro studio clinico, invece, si erano avute complicazioni che avevano indotto le case produttrici ad una temporanea pausa di riflessione, seguita da un importante processo di rivalutazione del farmaco (che è un anticorpo monoclonale), riammesso nel mercato americano e approvato anche in sede europea.
Dice il professor Comi: «Nei giorni scorsi, a Milano, è nata una rete che permetterà a tutti i neurologi della Lombardia di utilizzare al meglio il nuovo farmaco. Ci consulteremo continuamente e provvederemo a monitorare ogni aspetto della terapia. Il San Raffaele rappresenterà il Centro di riferimento per la Lombardia; in futuro convocheremo i neurologi di altre quindici regioni. Pensiamo a un grande progetto, che interesserà più di duemila pazienti. Siamo convinti che si tratta di uno dei progressi più significativi registrati negli ultimi dieci anni a favore di questi pazienti». Natalizumab è il frutto di un’alleanza tra Biogen e Dompè. Il suo meccanismo d’azione blocca il passaggio di cellule immunitarie dell’apparato circolatorio verso il cervello e il midollo spinale. I primi pazienti italiani trattati a Milano, Roma e Bari hanno visto rallentare il corso della malattia.