Rete, estero, debiti e investimenti Ecco le sfide del colosso delle tlc

da Milano

Portare a termine lo scorporo della rete, fare chiarezza sulle sinergie attese con Telefonica, ridefinire la politica internazionale del gruppo alla luce dell’asse con gli spagnoli e iniziare ad assorbire gli oltre 36 miliardi di indebitamento, magari rinunciando a qualche attività non strategica come Ti Media. Tornando al comando di Telecom Italia, Franco Bernabè accetta la sfida di predisporre un piano industriale capace di convincere il mercato. Il passo è necessario per chiudere la forbice tra le quotazioni di Telecom (meno 5,4% da inizio anno; 2,16 euro ieri a Milano) e quelle delle concorrenti europee (più 17,3% lo Stoxx del settore secondo Bloomberg) e avvicinarsi ai valori di carico dei grandi azionisti della cassaforte Telco: 2,67 euro per Mediobanca, Generali, Intesa Sanpaolo e Sintonia dei Benetton; 2,85 euro per Telefonica. L’occasione per spiegare la nuova rotta potrebbe essere la presentazione del bilancio.
Il perimetro estero e le sinergie con Telefonica. Dopo gli oltre 200 giorni consumati per convincere l’Anatel sull’asse Telecom-Telefonica e le incomprensioni interne a Telco, il mercato si attende dal ticket di vertice composto da Bernabè e dal presidente Gabriele Galateri tempi certi e compattezza. Oltre a maggiore visibilità sulla composizione delle sinergie annunciate con Madrid (300-500 milioni la forchetta indicata). Soprattutto dopo che le autorità hanno imposto ai due alleati di lavorare separatamente in Brasile. Il Sudamerica costituisce la casella maggiore del perimetro internazionale di Telecom. Segue la Germania, dove per contro ci sono sinergie potenziali tra la banda larga di Telecom e il business mobile di Telefonica attraverso O2 Germany.
Rete, 4 miliardi dallo scorporo. Bernabè dovrà far fronte alle pressioni dell’Unione Europea e del mondo politico italiano che chiedono a Telecom di rinunciare al controllo del cosiddetto «ultimo miglio» sulla falsariga di quanto accaduto a British Telecom. A quel punto Bernabè ridisegnerà il modello di business dell’ex monopolista ma lo scorporo anche solo funzionale dell’asset (15-18 miliardi il controvalore stimabile) potrebbe aiutare a evidenziare un valore aggiunto da 4 miliardi oggi nascosto tra le pieghe del bilancio. Il risultato si ottiene considerando il multiplo più generoso riconosciuto dal mercato ai cosiddetti business regolamentati (di norma 8 volte l’Ebitda per le utility) rispetto a quello cui quota il settore delle telecomunicazioni in genere.
I 36 miliardi di debiti e il rebus del taglio del dividendo. Durante l’era Pirelli, Telecom ha mantenuto alta la barra della remunerazione ai soci ma ora Bernabè dovrà trovare un compromesso con gli oltre 36 miliardi di debiti attesi a fine anno. Il punto di incontro, secondo alcuni analisti interpellati dal Giornale, potrebbe essere un taglio della cedola del 30% circa avvicinandola a 10 centesimi ad azione.
Gli investimenti, la carta delle cessioni in Francia e la televisione. Data la necessità di spingere sulla crescita del gruppo, a partire dagli investimenti per la banda larga, l’alternativa teorica per Telco potrebbe essere iniettare altri mezzi freschi in Telecom. Oppure rinunciare a qualche asset non strategico. Iniziando magari dalla Francia, un mercato difficile da penetrare che l’ex ad Riccardo Ruggiero era già incline ad abbandonare per concentrare le forze su Germania ed Est Europa. Oppure, barriere politiche e di prezzo permettendo, cedere la controllata Ti Media dato che Telecom utilizza già contenuti forniti da terzi.