Rete di usurai alla Spezia: 24 indagati

È allarme usura nello spezzino. La Guardia di Finanza ha chiuso la prima fase di una vasta indagine che ha portato alla scoperta di un’organizzazione dedita a truffe ed allo strozzinaggio. Ci sono ventiquattro indagati, protagonisti di un giro molto complesso in cui si prevedevano tassi usurari fino al 600 per cento. Ma anche minacce fisiche alle vittime e poi truffe ai danni di grandi magazzini, aziende agricole e piccoli commercianti.
La Guardia di finanza della Spezia ha sviluppato la fase «riservata» dell’indagine per fatti riferiti a episodi avvenuti tra il 2005 e il 2006. In questi giorni sono in corso gli interrogatori e le persone coinvolte nelle indagini, comprese le vittime, sono state convocate nella caserma di viale San Bartolomeo. Ci sono storie drammatiche, persone che hanno dovuto vendere la casa o l’azienda per fare fronte ai debiti. I ventiquattro indagati, non tutti spezzini, dovranno rispondere dell’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e a vario titolo dei reati di insolvenza fraudolenta, ricettazione, falso, incauto acquisto e bancarotta fraudolenta. Un cerchio che si è chiuso dopo mesi di lavoro.
Secondo quanto emerge dall’atto di accusa l’associazione a delinquere sarebbe incentrata attorno a tre persone: il sarzanese Fabrizio R. del ‘59, Massimo M. di Vezzano Ligure, classe ‘62, e il 47enne Danilo F. di Piacenza. Per garantire il fondo cassa degli strozzini il gruppo prima effettuava acquisti di notevole importo ed all’atto della sottoscrizione del finanziamento venivano esibiti false buste paghe intestate a persone inesistenti. Una volta attivato il credito, il grande magazzino consegnava regolarmente la merce, ma le rate d’acquisto non venivano mai saldate. Dopo le denunce in procura le indagini della Guardia di finanza fecero scoprire che la merce veniva rivenduta al dettaglio a prezzo ribassato. Da qui partiva anche un vasto giro di usura con tassi d’interesse elevatissimi richiesti a piccoli imprenditori in difficoltà. C’è così chi alla fine è stato costretto a vendere l’abitazione alla società degli strozzini, oppure c’è un imprenditore che è stato costretto a restituire il denaro a tassi d’interesse stratosferici distruggendo la sua azienda. Gli indagati respingono le accuse e sostengono la loro assoluta innocenza, questo mentre alcuni dei primi interrogati hanno scelto di trincerarsi dietro il silenzio.