In rete va in onda il cybercrimine 7 italiani su 10 vittime di attacchi

Il 69% degli italiani è vittima di virus, malware, hacker e truffatori on-line. Il fenomeno del cybercrime cresce e colpisce anche le aziende

Roma - Virus e crimine si sono spostati in rete e aumentano con una velocità vertiginosa, ai danni del 69% della popolazione italiana. Vittima di attacchi di virus, malware, hacker o truffatori on line. Una percentuale alta se confrontata con quella mondiale del 65%. Nove adulti su 10 ammettono di essere preoccupati dal cybercrime e oltre un quarto si aspetta di rimanere vittima di frodi o sottrazioni online. Solo una piccola minoranza (3%) è convinta di essere immune ai reati informatici, eppure solo la metà della popolazione adulta si dichiara disponibile a modificare il proprio comportamento online qualora rimanesse vittima di un crimine.

Hacker in azione Sono alcuni dei dati emersi nel corso della conferenza stampa di presentazione del protocollo d’intesa per la prevenzione dei crimini informatici, siglato dalla polizia postale delle telecomunicazioni e Symantec. Secondo l’ultimo rapporto dell’azienda, nel 2009 le attività degli hacker volte a sottrarre le identità sono cresciute dal 22 al 60% del totale delle minacce rispetto all’anno precedente. Il cybercrimine non riguarda solo gli utenti privati ma colpisce anche le aziende, vittime di attacchi mirati al furto di dati sensibili (numeri di carte di credito, identità personali, numeri di conti corrente), per un valore che nel 2009 è stato stimato nell’ordine di 1 trilione di dollari.

I costi delle riparazioni Symantec stima che il costo medio sostenuto da un’organizzazione compromessa è all’incirca di 5 milioni di euro, mentre 23 milioni di euro è il costo massimo a oggi sostenuto in seguito a un attacco informatico. "Sono soprattutto le informazioni personali a essere prese di mira - ha commentato Marco Riboli, vice presidente e general manager Symantec - che sviluppano modalità di attacco sempre più sofisticate e complesse". I dati sottratti vengono rivenduti in un vero e proprio "mercato nero" delle informazioni, che ha un volume di affari che si aggira intorno ai 210 milioni di euro.