La retromarcia di Ferrero: «Idea personale»

da Roma

Prodi gliel’aveva chiesto per telefono: «Mi raccomando, specifica che le stanze del buco sono un’idea tua...». Shooting room, le stanze dello scandalo: un’ottantina di sperimentazioni già avviate in diversi Paesi europei. Il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero crede all’utilità di questi luoghi riservati nei quali potersi drogare, sotto controllo medico. Accogliendo l’invito del premier, ammette candidamente - al question time di ieri alla Camera - che le cosiddette «stanze del buco» non sono la nuova frontiera del governo e non ne impegnano la «linea», la cui «bussola» resta invece ciò che è scritto nel programma. Dove però la «modifica radicale» della legge Bossi-Fini, secondo modalità che si stanno ancora studiando, prevede chiaramente anche «strategie di riduzione del danno», specifica il ministro.
Le shooting room? «È solo una mia opinione personale espressa in un programma radiofonico e tale rimane», dice il ministro. C’è differenza, insiste Ferrero, «tra le convinzioni personali e un programma di governo che deve mantenere e cementare la coalizione». La discussione cui ci si trova di fronte, avverte, «non ha modelli risolutivi, l’uso delle droghe pesanti non è un diritto ma un dramma. La strategia dovrebbe prevedere che se una persona non esce dal tunnel sia utile accompagnarla e creare un legame per non abbandonarla». Ferrero dice «no» a discussioni «in linea di principio, pensando di avere la soluzione in tasca, non esiste una ricetta unica...». Lui ritiene «opportuno» guardare alla sperimentazione europea: dati alla mano, cita l’esempio di Zurigo, «dove le case del buco sono state aperte nel ’91 e in dieci anni hanno prodotto un calo dell’82% dei nuovi casi di tossicodipendenza, mentre la percentuale di chi si inietta droga è scesa al 70%». Dati che sono «un successo», aggiunge il deputato verde Tommaso Pellegrino (un medico), che esprime solidarietà a Ferrero: «Bene ha fatto a sollevare il problema, una questione così importante si affronta scientificamente...».
Prendono invece le distanze il dipietrista Fabio Evangelisti, che parla di «fuga in avanti», e il mastelliano Mauro Fabris che, dopo «l’uscita improvvida» del ministro, si dice soddisfatto dal «chiarimento» in aula. Non così la Cdl, che arriva con il senatore udc Ronconi a chiedere le dimissioni di un ministro «abituato alle ritirate precipitose». Duro anche il senatore forzista Antonio Tomassini, per il quale «è terrificante che Ferrero abbia ammesso con tanta superficialità e irresponsabilità espresso idee e convinzioni scandalose e inaccettabili». Tomassini parla anche di «calunnie» a proposito della diffusione di droghe in Parlamento evocata dal ministro: «Se sa, deve fare nomi e cognomi, altrimenti è un bugiardo...». Per Giovanardi, cui il ministro ha dato atto che nel primo mese in cui erano in vigore le tabelle della legge Bossi-Fini sono diminuite del 10% circa le persone denunciate per possesso di stupefacenti (aggiungendo però che si tratta di un dato «non definitivo» con margini di errore ancora altissimi), «il ministro è naufragato in aula».