Retromarcia di Pizza "Si vota il 13 e il 14" Giallo sulle schede

Il segretario della Dc: "Faremo una campagna elettorale simbolica". Poi la smentita: "Non rinunceremo ai nostri diritti, vogliamo il simbolo sulla scheda". E i militari all'estero già votano

Roma - Il segretario della Dc Giuseppe Pizza rinuncia. Poi ritratta tutto e annuncia: "La battaglia va avanti, voglio il simbolo sulla scheda". Il segretario annuncia che non chiederà più il rinvio della data delle elezioni, come aveva minacciato ieri, ma accetterà di "fare una campagna elettorale simbolica" per non complicare ancora di più le cose. "Noi della Dc - sottolinea conversando con il cronista alla fine di una riunione a Piazza del Gesù - abbiamo sempre avuto il senso dello Stato". "Il nostro diritto a partecipare con lo scudocrociato alle elezioni - spiega - è stato riconosciuto dal Consiglio di Stato e a noi basta. L’importante è che a queste consultazioni politiche ci sia il vero simbolo della Democrazia Cristiana assente dal ’92, quando raccolse il 29%. Quindi - avverte - una volta che ci sono stati riconosciuti i nostri diritti, che erano stati calpestati invece dal Viminale, accetteremo di fare una campagna elettorale più breve, quindi simbolica. Ma va bene lo stesso".

Le ragioni Cosa l’ha convinta a fare un passo indietro? È stato contattato da Berlusconi o da altri alleati? "Per ora non l’ho sentito, lo farò a bocce ferme - risponde -. Con lui ho un ottimo rapporto, così come con Fini. Il fatto è che mi hanno sempre insegnato che a volte si deve fare un passo indietro per fare un salto in avanti - sorride Pizza - ma da ieri ad oggi le assicuro non è successo nulla di particolare. Semplicemente abbiamo preso atto che tutte le forze politiche dell’arco costituzionale erano contrarie al rinvio del voto". "Ci siamo solo incontrati e abbiamo parlato tra di noi - prosegue - e abbiamo riflettuto anche sul fatto dell’articolo 61 della Costituzione: il limite dei 70 giorni dallo scioglimento delle Camere per convocare le elezioni è un termine perentorio. E diventava un ostacolo davvero difficile da superare".

L'errore del Viminale Ma Pizza vuole tornare su un aspetto di questa storia: l’errore compiuto dal Viminale. "Noi - ribadisce - avevamo una sentenza del Tribunale di Roma che ci aveva dato ragione sull’uso dello scudo crociato. E allora le cose sono due: o si è trattato di incapacità, visto che comunque sono stati ammessi ben sei simboli con la falce e il martello, o è dolo. Cioè qualcuno politicamente ha deciso di farci fuori dalla competizione elettorale. Ma è evidente - aggiunge scandendo ogni parola - che io propendo per ’l’errore dettato da incapacita" perché, altrimenti, se si fosse trattato di dolo allora la cosa cambierebbe aspetto e sarebbe davvero gravissima... "L’importante però, conclude Pizza, è che le cose, dopo il terremoto di ieri, ora stiano per avviarsi a soluzione. Noi - conclude - abbiamo un grande senso delle istituzioni e un grande rispetto dello Stato. Pertanto, ora che i nostri diritti sono stati riconosciuti, accettiamo di fare una campagna elettorale simbolica. Ci rendiamo conto della situazione e siamo pronti a dare una prova di grande responsabilità".

La smentita "Le notizie apparse sulle agenzie e rilanciate dagli organi di stampa sono destituite di ogni fondamento" corregge tutto Pizza qualche ora dopo: "Nella trasmissione radiofonica di Radio 24 - si legge in una nota - ho solo dichiarato che la Democrazia Cristiana per senso di responsabilità e rispetto delle Istituzioni dello Stato potrebbe decidere di rinunciare alla legittima richiesta di rinvio del voto facendo una campagna elettorale, che in soli dieci giorni non può essere che di testimonianza. Abbiamo combattuto una battaglia per il ripristino della legalità e dello stato di diritto, per riportare lo Scudo Crociato sulle schede elettorali - conclude - e certamente avendola vinta non rinunceremo ai nostri diritti".

Da Berlusconi Pizza ha visto per pochi minuti Silvio Berlusconi a Palazzo Garazioli. "Il 13 e 14 aprile si voterà. Ci sono - spiega Pizza - problemi tecnici ma sono superabili, stanno provvedendo i nostri avvocati con gli organi del ministero dell’Interno. Ci accontentiamo di fare una campagna elettorale breve, non vogliamo traumi per il Paese e per questo accettiamo questo grande sacrificio. Ho parlato anche lungamente con Fini". Il segretario della Dc esclude di aver parlato con Berlusconi di una sua possibile partecipazione alla compagine di governo nel caso vincesse il Pdl.

Ma all'estero si vota già Se il simbolo della Dc di Pizza sarà sulle schede elettorali del Senato, per la prima volta in Italia ci sarà una disparità elettorale fra cittadini. Gli elettori italiani temporaneamente all’estero (militari, professori universitari, ricercatori, diplomatici e loro familiari) hanno votato o stanno votando in queste ore per corrispondenza con schede elettorali senza il simbolo della Dc di Pizza per il Senato. Il loro voto, a differenza del 2006, è valido per le circoscrizioni italiane non per quelle estere. Il Viminale ha calcolato che sono 10830 i militari temporaneamente all’estero che hanno votato o stanno votando per corrispondenza.