Retromarcia di Rudy: "Non riconosco il killer"

L’ivoriano che sostiene di aver visto l’assassino di Meredith in otto ore di interrogatorio si mostra confuso e cade in contraddizione

Roma - «Ero in quella casa ma non ho ucciso io Meredith. Ho visto l’assassino, ma non bene, non sono certo di saperlo riconoscere». In otto ore di interrogatorio Rudy Hermann Guede ribadisce la versione già data ai magistrati tedeschi subito dopo il suo arresto in Germania, integrandola con nuovi particolari. Ma non ci sono colpi di scena sul nome dell’assassino: Rudy non sa chi sia, e anche la descrizione data del «vero omicida» sarebbe vaga.
Di certo la sua storia non convince del tutto gli inquirenti. Il 21enne insiste sulla propria innocenza, ammette di aver tenuto Mez, agonizzante, tra le sue braccia, prima di essere fuggito terrorizzato. Ma quel comprensibile stato d’animo non gli ha impedito, come lui stesso ha messo a verbale, di andare a ballare subito dopo il delitto. Salvo lasciare Perugia per fuggire all’estero nei giorni successivi.
Il ragazzo ivoriano, indagato per omicidio e violenza sessuale insieme ad Amanda Knox, Raffaele Sollecito e a Patrick Lumumba (quest’ultimo scarcerato il 20 novembre per mancanza di indizi), nel carcere perugino di Capanne ha tentato di ricostruire punto per punto il suo racconto della notte tra il primo e il due novembre.
Incalzato dalle domande del pm Giuliano Mignini, del gip Claudia Matteini e degli inquirenti, Guede ha ricordato di essere stato nella casa di via della Pergola con Mez, con la quale aveva, ha spiegato, un appuntamento galante. Ci sarebbero stati solo baci e un po’ di effusioni, non un rapporto sessuale perché lui non aveva un preservativo e così, ha chiarito, la ragazza non sarebbe voluta andare oltre. Dopo qualche minuto passato insieme, Rudy sarebbe stato costretto a correre in bagno per un forte mal di pancia. E mentre era lì, con le cuffie dell’i-pod nelle orecchie, l’assassino ancora senza nome di Meredith avrebbe bussato alla porta. Nel giro di dieci minuti si sarebbe consumata la tragedia. Guede ha raccontato di essere uscito dal bagno dopo aver sentito le urla e di aver intravisto l’assassino, armato di coltello, che lo avrebbe anche ferito al palmo della mano destra. Ma proprio per difendersi dall’uomo che brandiva l’arma si sarebbe coperto il viso, non riuscendo così a memorizzare molti dettagli di quel ragazzo che fuggiva da casa. A Rudy sono state mostrate anche le foto dell’appartamento scattate dalla scientifica, per contestargli alcuni spostamenti: in particolare Rudy sarebbe caduto in contraddizione indicando il bagno da lui occupato quella sera. Non è stato invece possibile chiedergli conto di quanto raccontato all’amico in chat dalla Germania il giorno prima dell’arresto: per il gip quella lunga conversazione non ha alcun valore giuridico.
Alla possibile identificazione dell’uomo che l’ivoriano indica come killer di Mez sarà dedicato un prossimo interrogatorio. Anche per chiarire i dettagli sulla possibile presenza di altre persone sulla scena del crimine: il ragazzo avrebbe detto di aver sentito «passi» all’esterno del casolare. Ma sul punto, il riserbo è massimo. «La presenza di altre persone sul posto è un elemento che deve rimanere riservato perché le indagini continuano», tagliano corto gli avvocati dell’ivoriano, Valter Biscotti e Nicodemo Gentile. Soddisfatti comunque dal primo faccia a faccia del 21enne con i magistrati italiani, e convinti che «il contributo alla verità fornito da Rudy insieme alle altre documentazioni di cui presto verremo in possesso può certamente modificare la sua situazione processuale». Anche i legali confermano che Guede «non ha fatto nessun nome», ma che potrebbe forse tracciare un identikit dell’assassino nel prossimo interrogatorio. Quanto ai rapporti con Amanda e Lele, i due avvocati ricordano che il giovane ivoriano conosceva solo la Knox, che aveva incontrato in un paio di occasioni.