Il retroscena Berlusconi non ha dubbi: l’obiettivo è il governo

RomaPalazzo Chigi continua a fare quadrato intorno a Guido Bertolaso, una difesa che forse non ha precedenti nel recente passato. Intanto perché a scendere in campo, per la seconda volta in tre giorni, è un peso massimo del calibro di Gianni Letta. Che pur non essendo solito occuparsi di querelle giudiziarie (solo in casi rarissimi è intervenuto pubblicamente sulle numerose vicissitudini del Cavaliere), torna a prendere le parti del capo della Protezione civile. E poi perché non può essere un caso la sponda che arriva dal premier albanese Sali Berisha, che aprendo la conferenza stampa congiunta con Berlusconi trova opportuno «esprimere» la «più profonda gratitudine» alla Protezione civile italiana per «l’aiuto importante e straordinario» che ha dato a gennaio «in occasione delle inondazioni che hanno colpito l’Albania».
Il Cavaliere, insomma, è deciso a non indietreggiare di un passo, convinto dell’estraneità ai fatti di Bertolaso e deciso a stoppare sul nascere quella che considera una ripresa in grande stile dell’accerchiamento delle procure. Tanto che anche sul ddl che trasforma la Protezione civile in una Spa - contestato da pezzi della maggioranza, al punto che il vicecapogruppo alla Camera del Pdl Italo Bocchino invita a «valutare seriamente» delle modifiche - nella testa del premier deve andare ancor più spedito di prima. L’ipotesi della fiducia, insomma, è al momento la più accreditata.
A Palazzo Grazioli, dunque, non è passata inosservata la «puntualità cronometrica» dell’inchiesta di Firenze. Che colpisce l’uomo immagine dei successi del governo - rifiuti a Napoli e terremoto all’Aquila - a meno di cinquanta giorni dalle elezioni. E che la tempistica non sia casuale, spiega il vicepresidente dei deputati del Pdl Osvaldo Napoli, «è fuor di dubbio». Un accerchiamento, è il ragionamento del premier nelle sue conversazioni private, nel quale «si arriva a colpirmi per interposta persona». Il precedente è quello di venti giorni fa, quando si è avuto notizia che tra gli indagati dell’inchiesta Mediatrade c’era anche Pier Silvio Berlusconi. Il premier disse senza incertezze che l’unico torto che aveva era quello di «essere mio figlio». Così anche oggi il Cavaliere è convinto che si sia arrivati a Bertolaso per incrinare l’immagine del governo e colpire direttamente lui. D’altra parte, spiega il vicepresidente dei senatori del Pdl Gaetano Quagliariello, «il legittimo impedimento entro il mese sarà legge». E a quel punto Berlusconi dovrebbe riuscire a disinnescare il suo ormai quindicennale conflitto con le procure almeno fino al termine della legislatura. Per questo, si ragiona a Palazzo Chigi, il mirino di certa magistratura si starebbe spostando sugli uomini a lui più vicini.
E proprio delle «sedicenti élite giudiziarie che hanno palesemente proprie agende» parlava ieri un commento sul The Guardian, quotidiano di riferimento della sinistra liberale britannica. L’editoriale, firmato da Guy Sorman (che scrive anche su Figaro e Wall Street Journal), affronta la situazione italiana in maniera piuttosto tranchant. «I giudici italiani - scrive Sorman - hanno pervicacemente rifiutato di accettare la popolarità e il potere elettorale di un grande imprenditore che cercano di condannare da parecchi anni. Dopo numerosi processi nessuno è mai riuscito a provare che abbia commesso un qualsiasi reato. E tuttavia i magistrati continuano a trascinarlo nei tribunali». Un editoriale che Paolo Bonaiuti con un pizzico di ironia definisce «davvero niente male». E che ieri è stato tutto il giorno sulla scrivania del premier.