Il retroscena Il Cavaliere in campo punta alla maggioranza silenziosa E «corregge» il ministro Gelmini

Roma Ancora una volta Silvio Berlusconi ha deciso di scendere in campo in prima persona per sostenere le scelte del governo e chiamare a raccolta l’elettorato che lo ha votato. Lo aveva già fatto per la questione dei rifiuti a Napoli, per Alitalia e poi per la crisi economica. Ora c’è un altro vulcano che bolle nella scuola e nell’università e il premier vuole spegnerlo subito. Ha preso la decisione già la scorsa settimana quando si trovava a Bruxelles e da lì ancora una volta aveva dovuto ribadire che il tempo pieno non verrà cancellato. Dunque una nuova conferenza stampa ufficialmente richiesta dal ministro Mariastella Gelmini ma in realtà voluta dal premier che si è riservato il ruolo di protagonista. Due gli obbiettivi: contrastare l’attacco della sinistra e dei sindacati e metterli all’angolo ma soprattutto far uscire allo scoperto quella maggioranza per ora molto silenziosa che nei sondaggi dice di condividere le scelte del governo. Paradossalmente infatti più sale la protesta nelle scuole e negli atenei più cresce nei sondaggi il gradimento del governo e pure quello personale della Gelmini. Una piccola bacchettata però il premier l’ha lanciata pure alla Gelmini, rimproverata per aver parlato di maestro unico quando invece non ci sarà mai un unico maestro nelle classi, offrendo però così all’opposizione l’occasione di attaccarsi ad uno slogan efficace: maestro unico, pensiero unico.
Berlusconi convinto della bontà delle iniziative prese dal ministro e allo stesso tempo del fatto che la preoccupazione di famiglie ed insegnanti sia dovuta principalmente ad una serie di equivoci innescati ad arte dall’opposizione e dai sindacati aveva convocato già ai primi di ottobre una conferenza stampa per chiarire i punti qualificanti dei provvedimenti del governo. Poi Berlusconi ha cominciato a preoccuparsi davvero quando si è reso conto che le sue rassicurazioni erano scivolate come acqua fresca e che durante le manifestazioni le accuse restavano le stesse nonostante le reiterate smentite del governo in una sorta di corto circuito informativo tra il ministero e i manifestanti. Pure le parole del capo dello Stato, – «non si può dire sempre no» –, erano cadute nel vuoto. Berlusconi dunque ha deciso che era il momento di attaccare.