Il retroscena Il Colle infastidito. E Veltroni scarica l’alleato

BOOMERANG Cerca di accreditarsi come unica forza visibile dell’opposizione. Ma così va verso l’autodistruzione

RomaPreoccupato no, figuriamoci: a Giorgio Napolitano le «provocazioni», ormai settimanali, di Antonio Di Pietro fanno poco più che il solletico. Anzi, c’è un positivo effetto rimbalzo: dopo ogni attacco dell’ex pm, il capo dello Stato si rafforza rastrellando l’appoggio incondizionato e la solidarietà aperta di tutti gli altri partiti, da destra a sinistra. E tra la gente, gli indici di popolarità continuano a impennarsi.
Infastidito, quello forse un pochino sì. Ma solo perché, come spiegano sul Colle, se c’è una cosa che il presidente proprio vuole evitare è che qualcuno cerchi di coinvolgerlo nelle diatribe politiche giornaliere. E anche rassegnato. «Caro Walter - spiega a Veltroni salito in udienza - vedrai che non finisce qui, ce ne saranno altri di episodi del genere». Secondo dunque le previsioni del Quirinale, l’offensiva del leader dell’Italia dei Valori è destinata a proseguire almeno fino alle europee. «Siamo già in una fase di vigilia elettorale», fa notare qualche consigliere, e Di Pietro spera probabilmente di incrementare i propri consensi soffiando sul giustizialismo e solleticando i «bassi istinti» dei cittadini.
Intimidito? Non scherziamo. Al di là del fastidio del sentirsi «tirare per la giacchetta», come dice il vicepresidente del Senato Domenico Nania, Napolitano in questo periodo si sente in una botte di ferro. Già la settimana scorsa, dopo la manifestazione dell’Idv di Piazza Farnese e la storia dei silenzi mafiosi, tutti i vertici della Repubblica, Berlusconi compreso, erano scesi compatti in campo a sua difesa. E ora che Di Pietro «rispettosamente e con fermezza» ha concesso il bis, il presidente è stato velocemente coperto sia dal centrodestra che dal centrosinistra. Particolarmente significative vengono considerate sul Colle le parole pronunciate da Veltroni subito dopo l’udienza al Quirinale: «Di Pietro non si è appellato al capo dello Stato. Di Pietro ha fatto ancora una volta una cosa fuori misura. Giorgio Napolitano è una garanzia per le istituzioni e per tutti».
Resta da vedere se il presidente stavolta lascerà correre o se invece riterrà di intervenire ancora. Per ora la linea è quella del silenzio assoluto. Quello che il capo dello Stato doveva dire, fanno sapere, lo ha messo nero su bianco mercoledì della settimana scorsa, quando ha replicato a brutto muso alle «espressioni offensive» nei suoi confronti in arrivo da Piazza Farnese. Napolitano dettò allora un comunicato durissimo nei toni e abbastanza inconsueto: non succede spesso che il Quirinale dirami una nota ufficiale per rispondere a una manifestazione di piazza, definendo «del tutto pretestuose» le contumelie di Di Pietro «per i presunti silenzi del capo dello Stato, le cui prese di posizione avvengono nella scrupolosa osservanza delle prerogative che la Costituzione gli attribuisce».
Da qui lo «sconcerto» e l’«irritazione» per un attacco giudicato assolutamente grave nelle forme e completamente sballato nei contenuti. È stato proprio l’intervento di Napolitano, si ricorda, a risolvere la faida tra la procura di Salerno e quella di Catanzaro, mettendo in moto il meccanismo del Csm che ha portato alla rimozione di quei vertici giudiziari. Già altre volte nel passato il capo dello Stato era stato oggetto di frasi poco rispettose da parte dell’ex pm, in particolare in due occasioni in cui Di Pietro era stato ospite d’onore della santoriana Annozero. Dopo la terza «aggressione», la risposta formale del Colle. E adesso Napolitano preferisce restare in silenzio. Per ora.