Retroscena Così Fini ha cominciato la sua corsa al Colle

RomaDi segnali ne erano già arrivati diversi, perché nonostante una partenza in sordina è da mesi che Fini ha deciso di tenere un profilo fortemente istituzionale, al punto di ritrovarsi più volte a incrociare il fioretto con Berlusconi. D’altra parte, la poltrona di presidente della Camera impone limiti ben precisi ai margini di manovra del leader di An e non è affatto escluso che abbia ragione il premier quando dice che «forse Fini si è reso conto di aver sbagliato a restare fuori dal governo». Anche se il diretto interessato, neanche due settimane fa, lo escludeva categoricamente. «Meglio così - confidava a un deputato del Pdl - perché con Tremonti non ci saremmo mai presi».
Di certo c’è che sono ormai alcuni mesi che Fini ha deciso di battere con forza sul profilo istituzionale del suo ruolo. Prima ha preso le distanze dal premier che auspicava un maggior uso dei decreti per accelerare l’iter delle leggi, poi ha fatto sapere di essere disponibile a concedere il voto segreto sulla legge elettorale europea e infine ha tuonato contro la fiducia sulla Finanziaria beccandosi a stretto giro la replica del premier. Giovedì mattina l’ultimo affondo, con una risposta piuttosto eloquente ai cronisti che gli chiedevano cosa pensasse della frenata del Cavaliere sul dialogo: «Si può anche cambiare idea, ma non in 48 ore... ».
Tra Berlusconi e Fini, insomma, è un continuo scambio di piccoli ma significativi affondi. Con il leader di An che ha negli ultimi tempi instaurato un buon feeling con Veltroni prima e D’Alema poi. Oltre a un canale preferenziale con il capo dello Stato, tanto da trovarsi regolarmente in sintonia con le posizioni e gli appelli di Napolitano. E proprio al Quirinale, raccontano i suoi uomini più fidati, ha iniziato a guardare Fini. Un po’ perché la partita del dopo Berlusconi è tanto complessa quanto imprevedibile (non solo nei tempi), un po’ perché il ruolo di presidente della Camera è certamente più consono alla strada che porta al Colle. È per questo, dunque, che Fini si sta proponendo come il garante dell’opposizione. Perché quando nel 2013 il Parlamento voterà il successore di Napolitano saranno quelli i voti che potrebbero fare la differenza.
Una strategia, quella di Fini, nella quale rientra anche l’offensiva mediatica lanciata dalla Camera negli ultimi mesi. Prima con il canale satellitare e poi con l’innovazione della videochat in diretta con Fini sul sito. Un modo per tenere aperta una finestra con una fetta importante (e giovane) di elettorato ma senza rinunciare al profilo istituzionale. Tanto che la presidenza della Camera ha fatto monitorare l’evento da una società di ricerca. Con un risultato che Fini ha molto gradito: la maggior parte dei naviganti lo ha percepito come «una figura istituzionale».