Il retroscena E con Fini è duello sui regolamenti

RomaA poco più di quindici giorni dal congresso che sancirà la nascita del Pdl, da Forza Italia e da An si racconta il pranzo tra Berlusconi e Fini come «un incontro cordiale» e dal «clima disteso». Avvicinandosi le assise di Roma, infatti, l’interesse di tutti è smorzare divergenze e incomprensioni che, va detto, sarebbe strano non vi fossero alla vigilia di un appuntamento tanto delicato.
Di certo, premier e presidente della Camera fanno il punto sul congresso e sui futuri assetti del Pdl. E - presenti anche Letta e La Russa - si confrontano pure sul nuovo sistema di voto della Camera dopo che martedì il Cavaliere aveva lanciato l’idea di delegare il voto favorevole ai capigruppo. «Un strada non percorribile», ripete Fini durante il pranzo, ma usando toni decisamente meno duri del giorno prima. A Montecitorio, però, la giornata è scandita da votazioni piuttosto lente a causa proprio della necessità di registrare le impronte digitali prima di premere il pulsante. Spesso, infatti, il sensore non riconosce le minuzie ed è necessario resettare il sistema con conseguente perdita di tempo («durano il triplo», concordano molti deputati di maggioranza). Così, ha buon gioco Berlusconi ha ribadire a Fini che la modernizzazione e la trasparenza della Camera comportano un «prezzo» non indifferente in termini di efficienza e velocità del Parlamento. E quindi anche dell’attività di governo. E poi, cosa succederebbe se l’opposizione decidesse di fare ostruzionismo? Basta infatti che un deputato poggi sul sensore il dito non registrato e il sistema va in tilt. Insomma, un «prezzo» decisamente alto, anche perché ministri e sottosegretari non possono rimanere inchiodati in aula tutto il giorno in balia dell’ostruzionismo. Per questo Berlusconi la butta lì, ipotizzando come ultima ratio le dimissioni da deputato di chi è nella squadra di governo. Un’idea che non fa certo la felicità di Fini, che si troverebbe con i suoi colonnelli - quattro ministri e diversi sottosegretari - a doversi dimettere e probabilmente anche a rinfacciarglielo.
Alla fine, dunque, Berlusconi e Fini concordano sulla necessità di una «modifica dei regolamenti parlamentari» coinvolgendo anche l’opposizione. Con il premier che chiede al presidente della Camera di farsi «garante» del problema. «Non mi tiro indietro», assicura Fini. Che si dice d’accordo con il Cavaliere anche sulla necessità di ridurre il numero di parlamentari.
Piatto forte del pranzo, però, è soprattutto il congresso del Pdl. Aprirà e chiuderà Berlusconi il 27 e il 29 marzo, mentre sabato 28 interverranno Fini e Schifani. Con il presidente della Camera che ribadisce l’intenzione di avere un ruolo politico all’interno del partito - compatibilmente, è ovvio, alla sua carica istituzionale - e si dice invece poco interessato all’incarico di ambasciatore del Ppe in Europa. Altro capitolo quello dei coordinatori. Con An che insiste perché siano tre (Bondi, Verdini e La Russa) senza che ci sia un primus inter pares. Ancora stallo, invece, sui coordinatori regionali (14 di Forza Italia e 6 di An) e sull’eventuale nomina di quelli provinciali. Su questo versante, infatti, si scontrano i due diversi approcci al territorio di Forza Italia e An. Non sempre compatibili, se in Sardegna è in corso da giorni un braccio di ferro tra il neogovernatore Cappellacci e il consigliere di An Artizzu per la presidenza del Consiglio regionale. Così ci sta che qualcuno a via della Scrofa pensi a derubricare il congresso di scioglimento in un appuntamento per affidare a Fini il mandato di verificare se alle assise del Pdl esistono le condizioni per sciogliere il partito.