Il retroscena E Tremonti aprì i cordoni della borsa

RomaUn Consiglio dei ministri senza un po’ di suspense è difficile da immaginare. Anche la riunione di ieri non ha fatto eccezione alla consueta trama degna del miglior Simenon: l’apparente calma del prologo, lo psicodramma centrale e il colpo di scena dell’epilogo. Eppure il governo ieri ha ottenuto un importante risultato politico: la riduzione di 20 punti dell’acconto Irpef, un taglio da 3,8 miliardi del quale beneficeranno famiglie, piccole imprese e, soprattutto, il popolo delle partite Iva. Ma il parto del provvedimento è stato tutt’altro che semplice.
La misura di abbassamento, seppur temporaneo, della pressione fiscale era attesa. Mercoledì sera il provvedimento era stato inserito nell’ordine del giorno del Consiglio dei ministri. Era inoltre previsto che tra gli acconti da sforbiciare, in misura non superiore al 3%, vi fossero anche quelli dell’Ires e della sgraditissima Irap. A beneficiarne, sulla falsariga di quanto già effettuato l’anno scorso, avrebbero dovuto essere oltre 3 milioni di aziende per un totale non superiore a 3,5 miliardi.
Una situazione, quindi, apparentemente tranquilla. La naturale prosecuzione di quel rapporto di ritessitura delle smagliature nella compagine di governo fortemente perseguito dal presidente Silvio Berlusconi. Smagliature determinate dai conflitti tra le esigenze di spesa dei ministri, in alcuni casi «sponsorizzati» dal presidente della Camera Gianfranco Fini, e l’austerity del titolare del Tesoro Giulio Tremonti. «Era il segnale che aspettavamo», si mormorava ieri in ambienti di maggioranza dopo le prime dichiarazioni ufficiose giunte da Palazzo Chigi.
In realtà, il taglio degli acconti rappresenta un differimento al 2010 del versamento delle imposte, giusto per far ripartire l’economia in coincidenza delle festività natalizie. Ma è un forte segnale politico: «sblocca» le entrate straordinarie provenienti dallo scudo fiscale ed è una manovra di forte impatto su un’opinione pubblica «bombardata» dalle iniziative del partito giustizialista antiberlusconiano. È il primo annuncio di una riduzione delle tasse nel 2010, se un positivo andamento macroeconomico consentirà la manovra tanto voluta dal Cavaliere.
Il colpo di scena è sempre dietro l’angolo. La riunione del Consiglio dei ministri ha evidenziato, secondo quanto si apprende, che le tossine delle scorse settimane non sono state smaltite. Un decreto del ministro Prestigiacomo per la salvaguardia delle aree a rischio di dissesto idrogeologico è stato «stoppato» da Tremonti perché non erano indicate le coperture di alcune norme. Un «alt» interpretato dal ministro dell’Ambiente come una personale revanche per le polemiche sulla Banca del Sud. E anche la Carta dei doveri della pubblica amministrazione voluta dal ministro Brunetta è stata oggetto di uno scontro verbale con l’inquilino di via XX Settembre, anche se successivamente ricomposto.
Ad aggiungere qualche ombra anche il ritardo nella diffusione del comunicato stampa di Palazzo Chigi. Ed è proprio nelle quattro ore intercorse tra la fine della riunione (14.15) e la pubblicazione (18.30) ad aver alimentato qualche sospetto. Giulio Tremonti ha aperto i cordoni della borsa e il presidente del Consiglio e il sottosegretario Gianni Letta, in una successiva riunione, hanno cercato di trovare la «quadra».
Il discorso è stato fondamentalmente politico. La riproposizione del taglio degli acconti su una vasta platea di imprese (previsti 2,4 miliardi) avrebbe scontentato il sindacato che spingeva per un intervento sul lavoro. Con la riduzione dal 99 al 79% dell’acconto Irpef si favoriscono non solo le società di persone (Spa e Srl restano al palo) ma soprattutto le partite Iva. Ne beneficeranno artigiani, commercianti, professionisti e persino i precari oltre a quei lavoratori dipendenti che dichiarano redditi ulteriori rispetto a quelli provenienti dalla prima occupazione e dalla prima casa. E così alle 19 al Tg4 il sottosegretario Bonaiuti ha potuto spiegare che «si tratta di una cifra importante che lascia alla gente più liquidità». Silvio Berlusconi ha ricomposto il mosaico, un tassello dopo l’altro verso l’obiettivo di ridurre la pressione fiscale.