Retroscena Ex militari di Gerusalemme i professionisti della sicurezza in mare

«Usiamo gli israeliani perché sono i più bravi», sostiene il comandante Ciro Pinto. Ma anche i più favoriti, vien da aggiungere. A garantire la “bravura” delle agenzie di sicurezza israeliane è lo stesso sistema di difesa dello Stato ebraico che richiede alti livelli di addestramento per le forze convenzionali e standard elevatissimi per le forze speciali e le unità antiterrorismo. Così molti ufficiali e sottufficiali, una volta terminata la carriera, investono questa loro esperienza nella creazione di agenzie di sicurezza destinate ai più svariati settori.
Per la sicurezza marittima i “professionisti” più richiesti sono gli ex di “Shayetet 13”, l’unità speciale della marina corrispondente, come addestramento e competenze agli incursori italiani della Teseo Tesei. Protagonisti di decine d’operazioni segrete lungo le coste del Libano per colpire le basi palestinesi prima e quelle di Hezbollah poi, gli incursori della marina israeliana sono famosi per aver messo a segno veri e propri arrembaggi conclusisi con la cattura di navi cariche di armi. Il più celebre è quello del 2 gennaio 2002, quando gli incursori di Shayetet 13 si spingono a 500 chilometri dalle proprie acque territoriali per intercettare il cargo Karine A proveniente dalle coste iraniane e carico di armi destinate all’Autorità palestinese.
Oggi gli ex di Shayetet 13 sono i più ricercati da compagnie come la Silver Shadow, una delle agenzie di sicurezza israeliane specializzate nella forniture di squadre di “professionisti della sicurezza” addestrati alla difesa di yacht, mercantili e navi da crociera. “Guardie del corpo” del mare dello stesso tipo di quelle intervenute per difendere la Melody. Il vero vantaggio degli israeliani, però, è quello di poter contare su un sistema legislativo che considera perfettamente legale e addirittura incoraggia la fornitura di sistemi e squadre di sicurezza a clienti stranieri.
«La nostra società - spiegano alla Silver Shadow - è regolarmente iscritta all’Istituto per le esportazioni israeliane e risponde a tutte le regolamentazioni previste dal ministero della Difesa per la fornitura all’estero di equipaggiamenti e servizi di difesa». Oltre ad essere bravi gli israeliani sono garantiti da un sistema che considera una risorsa nazionale l’esportazione di servizi di sicurezza.
«Da noi invece se ti offri di proteggere le navi italiane rischi dei guai o di finire sotto inchiesta – si lamenta Carlo Biffani titolare del Security Consulting Group, una delle poche compagnie private italiane specializzate nella difesa marittima -. Noi italiani siamo bravi quanto gli israeliani, ma per operare dobbiamo quasi nasconderci. La mia compagnia per operare in questo ramo d’attività ha dovuto aprire una società con sede all’estero e i nostri specialisti possono lavorare solo da lì».