Il retroscena Gianfranco, quelle mosse per scommettere sul futuro

Così, seppure a piccoli passi, Fini ha iniziato la sua lunga marcia verso il futuro, che per qualcuno sarebbe la poltrona più importante di Palazzo Chigi e per altri quella del Quirinale. Che, spiegano i ben informati, comporterebbe una strategia più consona alla sua attuale posizione. Insomma, che il presidente della Camera faccia il garante dell’opposizione non è certo una stranezza, mentre ben più difficile sarebbe giocare la partita della leadership del centrodestra in vista - quando sarà - del dopo Berlusconi.
Giorno dopo giorno e settimana dopo settimana, dunque, Fini ha iniziato a inanellare piccoli ma significativi affondi. Prima prende le distanze dal premier quando auspica un maggior uso del decreto per accelerare l’iter delle leggi («il Parlamento va rispettato»), poi fa sapere di essere disponibile a concedere il voto segreto sulla legge elettorale europea (con buona pace soprattutto di Berlusconi) e infine tuona contro la fiducia sulla Finanziaria. In mezzo, un buon feeling con Walter Veltroni prima e con Massimo D’Alema poi. Suggellato con un pranzo a quattr’occhi nei suoi uffici di Montecitorio e ieri ad Asolo con un convegno organizzato da ItalianiEuropei e Fare Futuro. Con i due che si sono trovati d’accordo nel rilanciare il dialogo sulle riforme con una Bicamerale.
In pochi mesi, dunque, il presidente della Camera si è ritagliato il ruolo di garante dell’opposizione, un po’ come avevano fatto alcuni suoi illustri predecessori, da Luciano Violante a Pier Ferdinando Casini. Così, il termometro di quali siano oggi i rapporti tra Fini e Berlusconi è stata la risposta che il premier ha dato ai giornalisti che a Mosca gli chiedevano conto dell’invito del leader di An a non mettere la fiducia sulla Finanziaria. Poteva limitarsi a dire che quelle parole rientravano nel suo ruolo istituzionale, invece nella hall dell’Hotel Kempinski il Cavaliere è stato ben più duro: «C’è molta difficoltà a capire che l’assalto alla diligenza è finito. Non è una cosa così facile un’innovazione di questo genere, perché taglia le gambe a molti, taglia le gambe a tutte le lobby». Un affondo non tanto nel merito visto che l’intenzione del premier era soprattutto quella di iniziare a mettere dei paletti ben definiti. «Se Fini continua a giocare da solo - spiegano dall’entourage di Berlusconi - non ci si può stupire che il presidente prenda le distanze». Che è proprio quello che hanno fatto ieri deputati e senatori di Forza Italia dopo la sortita sulla Bicamerale.
La partita, però, è solo cominciata. Perché il presidente della Camera - che sta tenendo un costante filo diretto con Giorgio Napoliano - continuerà sulla strada intrapresa con l’obiettivo di diventare l’interlocutore privilegiato della sinistra proprio mentre Berlusconi esclude ogni possibilità di dialogo «con chi ci insulta e basta». Tutto starà a vedere quale sarà il punto di caduta, rispetto a Berlusconi ma pure rispetto alla politica. Perché se molti presidenti della Camera sono arrivati fino al Colle, ce ne sono tanti che si sono invece arenati proprio sullo scranno più alto di Montecitorio.
AdS