Il retroscena Moratti alla Figc: «Ci trattano in modo diverso»

Pare che Paolo Tagliavento, direttore di Inter-Sampdoria, a un certo punto abbia temuto addirittura l’invasione di campo. A fine gara spaventatissimo ha chiamato i suoi superiori e ha confidato di essersi preoccupato per la sua incolumità. Subito è scattata la telefonata del mondo arbitrale a chi di dovere, il presidente Figc Abete o ancora più su, magari il Coni o addirittura il Governo, chiunque sia in grado di farla finita con questo Josè Mourinho e le sue provocazioni. Di certo al presidente della federcalcio è arrivata la telefonata di Massimo Moratti, sceso nello spogliatoio subito dopo il fischio di Tagliavento. Moratti ha capito cosa gli chiedevano i suoi giocatori, aveva visto i tifosi esibirsi nella pañolada contro l’arbitro, tutti gli chiedevano di intervenire. E ieri mattina la telefonata a Giancarlo Abete è arrivata: ci trattano in modo diverso, non c’è omogeneità di giudizio, ha spiegato Moratti. Tono basso, nessuna denuncia contro l’arbitraggio, solo la richiesta di più attenzione nel valutare la medesima situazione in campo, perché Moratti non si sente circondato, non parla di complotti ma si è fatto l’idea che il vento non soffi dalla parte giusta. Una chiacchierata e una riflessione con il capo del calcio, dietro la promessa che la squadra e i giocatori avrebbero tenuto un profilo in linea. Josè resta una variabile molto dipendente. Sabato sera Moratti è sceso nello spogliatoio, ha abbracciato e stretto mani, si è complimentato, poi ha imposto il silenzio. In serata ne ha parlato anche Galliani: «Ci sono degli atteggiamenti eccessivi che sono sotto gli occhi di tutti. I silenzi stampa non servono, anzi andrebbero puniti come succede in Europa. Lo dico anche se riceverò dei rimbrotti». Ma Moratti aveva pensato che c’erano animi troppo eccitati, troppo pericoloso rilasciare dichiarazioni a caldo. E il primo a irreggimentarsi è stato proprio Josè, ora sotto tiro del mondo arbitrale e della giustizia sportiva. Situazione che si gonfia di ora in ora. Cosa voleva significare il gesto delle manette dopo il rosso di Tagliavento a Samuel? C’è in vista un deferimento e una squalifica di due giornate, sarebbe il terzo, gli altri chiusi con una sanzione economica. Gli agenti federali erano nel tunnel di San Siro, qualcuno riferisce di una frase: non ci battete neppure in sei, rivolta da Josè proprio a Tagliavento, altri riportano di uno scambio molto acceso fra alcuni interisti e Pozzi della Sampdoria. C’è anche una versione molto bizzarra che darebbe una interpretazione di tutt’altro tenore alle manette di Josè: ci vogliono far pareggiare a tutti i costi.
Massimo Moratti cerca di smorzare i toni. Contrariamente al suo carattere, ieri ha rimbalzato chiunque lo cercasse, già sabato notte si era seccato di trovare cronisti sotto casa. Ora si attendono le sanzioni e la reazione della classe arbitrale che ha ribadito quanto sia pericoloso l’atteggiamento di Josè, si è addirittura ventilata l’ipotesi di un blocco delle partite: così non continuiamo, hanno detto gli arbitri, potremmo non scendere in campo la prossima giornata di calcio. Marcello Nicchi presidente dell’Aia, ha difeso la categoria: «Siamo bravi e arbitriamo bene, questo è un evidente delirio». E non si riferiva solo a Josè.