Il retroscena Mou catenacciaro attacca anche Mazzola

Mourinho non ama il contraddittorio, è risaputo. Ma sabato sera ha superato se stesso quando, nel corso di un paio di interviste alla radio e in tv, ha cercato di contrabbandare la verità. Una verità contraddetta dai fatti. Altro caso di prostituzione intellettuale? In entrambi i casi la domanda si riferiva ai cambi effettuati nel secondo tempo dopo l’espulsione sacrosanta di Tiago: dentro Vieira e Burdisso, un centrocampista e un difensore; fuori Balotelli e Muntari, un attaccante e un centrocampista. Neppure Trapattoni sarebbe riuscito a tanto per difendere un gol di vantaggio in superiorità numerica. Quesito cronistico a RadioRai, lo stesso che si sono posti in diretta tanti arrabbiati tifosi nerazzurri: «Con queste mosse non ha lasciato troppo campo alla Juventus che in dieci ha finito per raggiungere il pareggio?». Arrogante la risposta: «Ma lei ha visto l’ultima parte? Negli ultimi cinque minuti l’Inter s’è resa pericolosissima sfiorando il gol in più occasioni. C’era anche un rigore netto a nostro favore. Noi abbiamo fatto la partita, i nostri avversari non hanno fatto niente, zero».
Il tecnico portoghese s’è dimenticato di ricordare che la capolista ha ripreso a macinare gioco e impensierire Buffon quando ha riequilibrato la formazione con Cruz, un’altra punta: tiro-gol dello stesso argentino, incursioni pericolose di Vieira e Cambiasso, presunto rigore su Ibrahimovic. È arrivata anche la rete di Grygera, favorita dall’uscita appena accennata di Julio Cesar. Ma a quel punto l’Inter non avrebbe dovuto ritrovarsi con un golletto di vantaggio. Invece di prendersela con i giornalisti che fanno il loro mestiere e non si comportano da ruffiani, si chieda Mourinho perché la sua armata non ha vinto a Torino.
Ancora più cruda la querelle televisiva con Mazzola che ieri gli ha risposto per le rime: «A cena con lui? Prima vinca quattro scudetti, due Champions League e due Coppe Intercontinentali». Pare quasi (o è una certezza?) che lo SpecialOne voglia rendersi antipatico a tutti i costi dimenticando, vero Moratti?, di parlare in nome e per conto d’una società che lo strapaga. Paradossale poi mettere in dubbio il dna interista di Mazzola. Per uno che conosce a menadito perfino i flop cinematografici di Chiambretti, è davvero troppo. Qualcuno glielo spieghi. O il Centenario è passato invano?