Retroscena Quelle bombe carta tra Caltagirone e De Benedetti

Si potrebbe definire come una disfida tra ingegneri. Quello piemontese, Carlo De Benedetti, che con la sua Repubblica fa le pulci ai «palazzinari de Roma». Con una lunga inchiesta, nel giorno dell’elezione di Obama, scopre il «sacco di Roma», il presunto saccheggio di una pattuglia di immobiliaristi ai danni dell’agro romano. E l’ingegnere di origine siciliana, Francesco Gaetano Caltagirone, che con i suoi tre miliardi di euro liquidi, risponde ieri sul suo Messaggero rivelando un altro «saccheggio», ma ai danni di Aprilia, e per colpa della Sorgenia di De Benedetti. Il titolo è inequivocabile: «La Turbogas è “inutile e pericolosa”, una città si batte contro il saccheggio». Un richiamo in prima pagina sulla «centrale che vale una speculazione d’oro».
Stoccate di fioretto tra due big del nostro capitalismo? Oppure la semplice adesione dei due quotidiani a quella regola banale, nella sua forza, che ogni giorno ci ricorda la testata del New York Times: «All the news that’s fit to print». Insomma, sono semplici notizie che valeva la pena di pubblicare.
Repubblica in effetti continuerà a parlare di immobiliaristi. E tra poco ci troveremo un nuovo approfondimento sul cemento di Milano: tra Fiera, Expo e dinastie del mattone meneghine c’è da stare attenti. E non è una battaglia dell’ultima ora quella che il Messaggero ha fatto sulla questione Aprilia. Anche se per la verità non esiste centrale od opera pubblica in Italia che non abbia contro comitati del No e amministrazioni paralizzanti. E il caso di Aprilia va proprio nella direzione di quell’immobilismo del fare che lo stesso Messaggero ha più volte e ottimamente denunciato.
Il vangelo giornalistico delle notizie che per definizione si debbono pubblicare tiene fino ad un certo punto e non cancella la domanda iniziale. Cosa succede tra i due ingegneri? Per la verità i loro incroci d’affari sono marginali. Caltagirone costruisce, ha il cemento e l’editoria. Deb con la sua Cir, una e non più divisa come voleva, ha concentrato le sue attenzioni sull’editoria e ha inventato una gallina dalle uova d’oro proprio con Sorgenia, gestita con grande perizia da un manager come Orlandi. Per di più proprio recentemente i due si sono messi d’accordo nell’individuare il presidente degli Editori. L’ex segretario generale di Palazzo Chigi, Carlo Malinconico, è diventato il numero uno della Fieg anche grazie all’intesa tra i due ingegneri che oggi si scambiano bombe di carta. Nel settore elettrico c’è pure contiguità. Caltagirone infatti, oltre ad avere partecipazioni strategiche in Generali e nel Monte dei Paschi di Siena, ha una quota (recentemente ritoccata al 7%) in Acea. Eppure proprio l’ex municipalizzata romana condivide con Sorgenia (di Deb) la centrale Tirreno Power. Nell’energia i nostri eroi sono dunque indirettamente soci.
A volere raccontare le cose con un po’ di malizia si potrebbe dire che Caltagirone fa parte di quella pattuglia di imprenditori che non ha porto l’altra guancia agli schiaffi del partito della Repubblica. Decidere quanto Repubblica e Deb coincidano, è ovviamente privilegio degli offesi. Ma il punto resta: e cioè la lista degli imprenditori nel mirino del quotidiano si allunga.
Deb è oggi molto impegnato a pubblicizzare il libro che ha scritto con uno dei suoi più talentuosi dipendenti (Federico Rampini). Ma dagli alti voli della globalizzazione si può immaginare che talvolta scenda. A occuparsi un po’ delle faccende di casa nostra.
Il suo bersaglio preferito, pardon quello di Repubblica ottimamente coadiuvata dall’Espresso, fino a pochi mesi fa, è stato Marco Tronchetti Provera. Quest’ultimo, da leader della Telecom, denunciò una campagna mediatica a suo danno sulle famose intercettazioni telefoniche. Che come poi si vide chiaramente, e il magistrato stabilì, non ci sono mai state. In quei mesi si parlò di una sorta di rivalità verso un’azienda così importante come quella telefonica. Probabilmente pettegolezzi da salotto: perché mai Deb avrebbe dovuto interessarsi a Telecom? Certo è che i suoi giornali non hanno mai mollato la presa su quella gestione.
Il bersaglio Tronchetti è stato colpito e affondato riguardo all’affaire Telecom, ma si trova oggi in quella posizione centrale che è la vicepresidenza di Mediobanca. Ma questa sarà un’altra partita.
In pieno gioco invece la querelle con i Marcegaglia. La signora è diventata, giovane donna, presidente di Confindustria. Compare spesso sui giornali senza alcun libro da promuovere nella borsetta, solo grazie al suo ruolo. Ma per Repubblica spuntano i suoi conti esteri. Una vicenda di quattro anni fa. E va bene. Se non fosse che anche un Pm di nome Francesco Greco ha smentito l’esistenza di alcuna nuova inchiesta sulla famiglia.
È così l’ingegnere, quello torinese, con il ditino alzato bacchetta a destra e manca. Ma se di mezzo si trova un Caltagirone, sono guai.
Riguardo all’imprenditore Berlusconi, fratello del nostro editore? Beh quello è un altro discorso. E soprattutto non vorremmo essere colpiti dal medesimo veleno giornalistico che abbiamo usato contro la Rep di Deb.