Il retroscena Ma il vero sconfitto è Franceschini

RomaE pensare che domenica sera Dario Franceschini rivendicava con soddisfazione l’operazione-De Bortoli. Raccontando in privato a diversi interlocutori come fosse stato lui a contattare il direttore del Sole 24 Ore e poi a proporlo a Gianni Letta per la presidenza della Rai. «Inattaccabile, al punto che Berlusconi non ha potuto che dare il suo benestare», gongolava il neosegretario del Pd dopo un’ultima telefonata «risolutiva» con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Mentre Franceschini già incassava il primo successo da quando siede sulla poltrona che fu di Walter Veltroni, però, da Largo del Nazareno iniziavano a partire le prime raffiche di «fuoco amico». Non solo da una parte degli ex Ds, ma anche da quegli esponenti di provenienza Margherita che da tempo sostengono la riconferma di Claudio Petruccioli ai vertici di Viale Mazzini. Così, passata neanche un’ora da quando le indiscrezioni su De Bortoli erano iniziate a circolare su Prima Comunicazione on line e su Repubblica.it, in molti già puntavano il dito contro la linea seguita da Franceschini. Non è un caso che da domenica ad oggi non si trovi traccia sulle agenzie di stampa di una qualche dichiarazione sulla Rai da parte dei tanti sponsor che Petruccioli vanta nel Pd. Con la sola eccezione del capogruppo democratico in Vigilanza Fabrizio Morri, che ieri a tarda sera commentava indignato non certo la candidatura De Bortoli o la sua rinuncia ma il fatto che da Palazzo Chigi non fosse arrivato un via libera a Petruccioli («un veto inaccettabile»).
D’altra parte, è difficile dare altre spiegazioni alla repentina marcia indietro del direttore del Sole 24 Ore che ieri mattina ha detto «no grazie» ma non ha fatto mistero di aver in un primo momento dato la sua disponibilità. Improbabile, infatti, che si tratti di una questione economica, viso che De Bortoli è giornalista abbastanza navigato da sapere qual è il tetto di stipendio previsto per il presidente della Rai. Ed è difficile pure si tratti - come ventilato nel Pd - di un problema relativo ai futuri organigrammi di Viale Mazzini, già in buona parte disegnati. Che sul punto i margini di manovra fossero strettissimi, infatti, De Bortoli lo aveva così chiaro che proprio sul suo giornale sabato scorso è uscito un pezzo dal titolo eloquente: «I poteri del presidente Rai? Limitati».
Alla fine, dunque, proprio Franceschini - arrivato al vertice del partito auspicando e promettendo «decisioni condivise» - si ritrova a navigare nelle stesse acque che hanno portato al naufragio Veltroni. Con la partita della presidenza della Rai che rischia per molti versi di trasformarsi in un altro caso Villari. Saltato De Bortoli, infatti, maggioranza e opposizione hanno iniziato a rimpallarsi il pallone. «Tocca ai signori della sinistra fare un nome», fa sapere Silvio Berlusconi. Che alla fine, come speravano in molti nel Pd, è proprio quello di Petruccioli, alla faccia dell’auspicata «discontinuità» sulla Rai promessa da Franceschini. La candidatura, però, trova più di un perplesso nel Pdl (tra gli altri anche il ministro Giulio Tremonti) e così da Palazzo Chigi arriva un «no» che riapre la partita praticamente da zero. I nomi che circolano a tarda sera sono quelli di Andrea Manzella, Stefano Folli e Paolo Ruffini.
Solo quando la partita della presidenza sarà chiusa - l’assemblea dei soci è convocata per oggi alle 16 ma il rappresentante del Tesoro potrebbe aggiornarla come ha già fatto martedì scorso - entrerà davvero nel vivo il valzer delle nomine Rai. Per la poltrona di direttore generale, resta decisamente in pole position Mauro Masi, segretario generale di Palazzo Chigi (al suo posto i rumors vorrebbero l’attuale prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi). Nel caso, improbabile, che Masi restasse dov’è, per la poltrona di dg è circolato anche il nome di Salvatore Nastasi, capo di gabinetto ai Beni culturali con Sandro Bondi. Saranno tre, invece, i vicedirettori generali. I candidati più accreditati sono Gianfranco Comanducci (delega sugli affari interni), Antonio Marano (delega sul prodotto) e Giancarlo Leone (delega sul digitale). Per le direzioni dei tg e delle reti i nomi che girano restano i soliti, con un Agostino Saccà decisamente in salita visto che potrebbe tornare alla guida di Rai Fiction dopo che la procura di Roma ha chiesto l’archiviazione per la vicenda delle intercettazioni.