il retroscena

«Cuando amanece», quando albeggia: domani Walter Veltroni sarà a Madrid. Non nella sua veste di segretario del Pd, ma per il secondo lavoro a cui tiene molto, e che in questi mesi difficili lo ha consolato di tanti dispiaceri: va a presentare l’edizione spagnola del suo ultimo romanzo (La scoperta dell’alba in italiano, Cuando amanece nella versione iberica).
Non che in questi giorni a Veltroni manchino consolazioni anche in politica: da sabato scorso, quando gli è riuscita la doppia scommessa di non far piovere e di riempire oltre le previsioni il Circo Massimo, il leader del Pd ha iniziato a intravedere una nuova alba anche a Roma e nel suo partito. Anche ieri, riunito il governo ombra per mettere a punto le proposte del Pd sulla riforma dell’università («Non possiamo farci dire che siamo conservatori e appiattiti sulle proteste dei baroni», è stato il ragionamento fatto ai suoi), Veltroni ha aperto i lavori ringraziando tutti per la partecipazione alla manifestazione, ed esaltandone il risultato: «Straordinario, ed eravamo stati in pochi a credere che potesse andare così bene». Una stoccata a chi, nel suo partito, ha ironizzato su una manifestazione annunciata quattro mesi prima e sulla sua utilità.
E la prima mossa, dopo il successo che lo ha rinfrancato, è stata tutta interna, e diretta a rompere quell’accerchiamento col quale le correnti (quelle serie, ex Dc e ex Pci, ex Margherita e ex Ds insomma) tentavano di commissariarlo. Quello che Veltroni, secondo il Riformista, avrebbe definito «il golpe sventato». L’operazione, guidata da Franco Marini, Massimo D’Alema e Piero Fassino, mirava ad affiancare all’attuale coordinatore del Pd, Goffredo Bettini, l’ex emiliano Ds Maurizio Migliavacca. Con l’obiettivo di depotenziare Bettini, acceso fautore della linea «dura» veltroniana, del metodo delle primarie e del «rinnovamento» della classe dirigente, a Roma e sul territorio.
Lunedì, in un incontro faccia a faccia, Veltroni ha usato i suoi sorrisi più suadenti con Migliavacca: «Il tuo contributo prezioso è necessario al vertice del partito, per questo ho pensato di offrirti il ruolo di responsabile delle campagne elettorali». Ossia, traduce qualche maligno al Nazareno, «gli toccherebbe organizzare i comizi di Walter per le Europee». E infatti Migliavacca non l’ha presa bene: «Se le cose stanno così non accetto, caro Walter». Ora in casa marinian-dalemiana assicurano che la partita non è ancora persa e che a Migliavacca dovrà essere offerto «un incarico vero» di coordinamento, quello per il quale Bettini sponsorizza il giovane Andrea Orlando.
Ma la guerra al «rinnovamento» bettiniano, che mira a liberare il segretario dal condizionamento dei capibastone, è tutt’altro che chiusa. Anzi, si sposta anche nel cuore del potere veltroniano, Roma, dove va eletto il nuovo segretario regionale del Lazio. Bettini (e Walter) schierano Roberto Morassut, ex assessore al Campidoglio e oggi deputato. Che si dice pronto a fare le primarie «comunque» e spera che «se c’è qualcuno nel partito che non è d’accordo, venga allo scoperto con un altro candidato». E oggi, dalle colonne del Riformista, viene allo scoperto Gianni Cuperlo, dalemiano libero ma pur sempre dalemiano, che critica pesantemente la gestione di Bettini e annuncia che sta riflettendo sulla propria candidatura. Il triestino Cuperlo agli amici confida di non essere per nulla tentato dalla sfida romanesca. Ma D’Alema ci tiene molto.
I pasdaran di Veltroni incitano il segretario a tenere duro contro Migliavacca e su Morassut, e ad anticipare e sfidare i potentati interni anche sulla conferenza programmatica di febbraio, che l’asse D’Alema-Marini mirava a trasformare in una sorta di processo alla linea del segretario. La partita più difficile però resta quella del dopo-Europee: se le cose per il Pd andassero male, sotto quota 30% (e per questo quel quorum al 5% proposto dal Pdl serve più a Veltroni che a Berlusconi), a rischiare di saltare non sarebbe il leader ma l’intero progetto democrat, con una separazione consensuale tra sinistra e centro, Ds e Margherita. Non a caso l’ex tesoriere dalemiano Sposetti non solo presidia per il futuro, nella cassaforte delle fondazioni, il patrimonio ex Pci, ma si sta tenendo anche tutto il personale che dipendeva dalla Quercia, e che ora è parcheggiato al Botteghino con poco o nulla da fare. Ora, ma un domani...