Una retrospettiva di Ingmar Bergman su se stesso

Tre giorni di intervista, sei ore di colloquio, per parlare di cinema con un «Maestro», anche se questo termine, oggi, è abusato. Ingmar Bergman lo è stato e queste confessioni, nel centenario della sua nascita, rappresentano una sorta di testamento spirituale, di rivisitazione della carriera (interessante il passaggio sui primi lavori da lui dimenticati), di aneddoti, di visioni non scontate del mondo cinematografico. A volte rifiutandosi di rispondere, mai entrando nel discorso tecnico del suo fare cinema. Eppure l'essenza bergmaniana emerge in ogni aspetto.

Maurizio Acerbi