LA RETTIFICA

Nell’articolo del 21 marzo scorso firmato da , pubblicato a pagina 1 con il titolo «La trasmissione che vive di insulti al Papa e al Cav», che prosegue a pagina 15 con il titolo «Quelli che in Rai danno dell’ignorante al Papa», nell’ambito di una critica alla trasmissione Ho perso il trend di cui è autore Ernesto Bassignano, si afferma che lo stesso «è un intellettuale organico, come si diceva un tempo», che dopo avere esordito come attore e cantautore, «ha fatto il critico musicale di Paese Sera e che, fallito il quotidiano comunista, è stato accasato dai compagni in Rai» avendo acquisito «benemerenze» presso «Botteghe Oscure».
Tale affermazione, diretta ad accreditare che il mio assistito sia stato assunto in Rai per raccomandazione di un partito, è gravemente offensiva, e non ha alcun fondamento. Ernesto Bassignano, infatti, ha lavorato come precario in Rai, prima con contratti di lavoro autonomo e poi con contratti a tempo determinato, dal 1979 al 1993, anno in cui ne è stato allontanato. Ha ottenuto la «assunzione» a tempo indeterminato solo il 28.5.96, grazie ad una sentenza del Pretore del Lavoro di Roma il quale, dopo un giudizio durato circa due anni, ha ordinato alla Rai di riammetterlo in servizio.
Ad oltre dodici anni da tale sentenza, egli ha ancora la qualifica allora riconosciutagli dal Giudice, che è quella minima prevista dal contratto collettivo dei giornalisti (redattore ordinario). In nessun modo quindi egli è stato favorito, nell’assunzione e nella carriera in Rai da «spinte» o «raccomandazioni» di un partito.
Per completezza va aggiunto che sin dal 1980 egli aveva cessato di essere «organico» a tale partito ed in sintonia con la sua dirigenza, e che con Paese Sera ha collaborato dal 1980 al 1989, senza regolare contratto: anche in tale caso è solo con provvedimento del Giudice Fallimentare che gli è stato riconosciuto il rapporto.

Interessante. Da 10 anni il redattore ordinario Ernesto Bassignano può sbertulare chi gli pare - mi adeguo al lessico di Ho perso il trend - attraverso un programma del servizio pubblico (peraltro pagato dai contribuenti, quindi anche da me) ma, se appena appena qualcuno osa criticarlo, lui corre ad aggrapparsi alla toga dell’avvocato, come i bambini piagnucolosi alla gonna della mamma. In effetti dalla qualità della trasmissione avrei dovuto arguire che il conduttore fosse stato assunto in Rai più per intervento della magistratura che per bravura.
Però c’è una cosa che non capisco: lunedì scorso Bassignano ha dedicato l’intera puntata intitolata Era ora! - 37 minuti e 35 secondi - a me e al Giornale, definendomi «una persona splendida» e «un bravissimo giornalista», dicendosi felicissimo perché lo avevamo «osannato», ringraziando per il «peana», esprimendo «gioia e soddisfazione» per il fatto che «finalmente per la prima volta la destra si accorge di noi». E adesso si dichiara gravemente offeso ai sensi della legge sulla stampa? Ha perso il trend o la trebisonda? Nell’occasione ha fatto intervenire Enrico Vaime e menestrelli vari per puntualizzare questo e quello e ha persino specificato d’essere di Cuneo, quando nel suo sito dichiara d’essere «nato a Roma nel 1946» (un caso di sdoppiamento della personalità, con tutta evidenza). Però s’è ben guardato dal puntualizzare alcunché circa i propri gloriosi trascorsi di comunista e di precario tutelato da pretori del lavoro e giudici fallimentari. Se ne vergognava?
Ovviamente in 37 minuti e 35 secondi di tutto s’è parlato tranne che del vero motivo per cui Il Giornale due giorni prima s’era occupato di lui, motivo di cui non si rinviene traccia neppure nella presente rettifica: l’aver offeso il Papa, dandogli dell’«ignorante» e dell’«arrogante».
La puntata di lunedì s’è chiusa con la solita stornellata del redattore ordinario: «Non era un Paese civile / ma pieno di gran baciapile». Che forte. Avanti così che vai bene.