Rettore contestato: si barrica nel bunker

UNIVERSITÀ DI PISA Impronte digitali elettroniche per entrare negli uffici del professor Marco Pasquali

«Missione Goldfinger» al rettorato di Pisa. Meglio di un film con 007. Però con una piccola differenza: il nome del protagonista non è Bond, James Bond; bensì Pasquali, Marco Pasquali. Un rettore che - quando il gioco si fa duro - inizia a giocare che è un piacere. Fatto sta che il professor Pasquali ha deciso di trasformare le proprie stanze in un inviolabile bunker, forse nell’ipotesi che l’Onda studentesca si trasformi in un devastante maremoto. Insomma, prima di tutto lo studio (nel senso dell’ufficio del Magnifico). E così - come evidenziava ieri Il Tirreno in prima pagina - «Pisa “blinda“ il rettorato». Con tanto di supertecnologie anti-Spectre: «Le segretarie entrano in ufficio identificate dall’impronta digitale dell’indice della mano destra. Posano il dito sul sensore e, tac!, la porta scatta».
Ma cosa teme il rettore, un attacco nucleare? «Fino a pochi giorni fa - racconta la stampa locale - il portone dell’ingresso principale era aperto. E altrettanto la grande porta a vetri. Tutti potevano accedere liberamente. Adesso, la porta a vetri è stata chiusa e c’è una pulsantiera con tanto di occhio della telecamera». Roba da guerra fredda
Del resto, che il clima fosse diventato particolarmente gelido lo si era capito il mese scorso: nel consiglio d’amministrazione che doveva votare la previsione di bilancio 2009, nel rettorato c’era una folta delegazione Digos, supportata all’esterno da un cospicuo gruppo di poliziotti in assetto antisommossa.
«Ma siamo a Pisa o siamo a Kabul?», dice uno impiegato del rettorato al cronista del Tirreno; «È un attacco alla cultura e alla libertà. Nemmeno negli anni Settanta, il rettorato era stato chiuso», aggiunge un altro.
Ancora più duri gli studenti: «La blindatura - dice un rappresentante del Collettivo - è un atto propagandistico al fine di dare l’impressione che il rettore sia sotto l’attacco di forze violente o chissà cosa». Il rettore, da parte sua, liquida la polemica con due parole: «Ma quale blindatura..., abbiamo pensato solo a un modo più pratico per entrare e uscire».
Ma che gli animi siano tesi, è dimostrato da una petizione avviata su internet per chiedere le dimissioni del rettore: «Il 25 novembre 2008 Pasquali ha approvato a scatola chiusa un bilancio fallimentare, opponendo alle richieste di chiarimenti degli studenti i reparti della celere. Il rettore ha così fatto capire a tutti quale sia la sua idea di gestione dell'Università pubblica: despotismo e pugno di ferro».
Chi volesse dirglielo in faccia, è pregato di farsi riconoscere guardando fisso nella telecamera davanti al bunker.