Il rettore fa la colletta, i prof lo spot anti-Gelmini

«Carissimo, le chiedo di unirsi a noi facendo una donazione di almeno 100 euro a sostegno dei giovani ricercatori del Politecnico». Una lettera firmata dal rettore del Politecnico milanese, nella quale il professor Giulio Ballio si rivolge agli ex laureati, a tutti gli ingegneri e architetti che «spinti dalla gratitudine per la formazione ricevuta e per il contributo che essa ha dato alla propria carriera professionale» possano dare una mano per finanziare la ricerca e fermare la fuga di cervelli all'estero. La nuova frontiera dei finanziamenti alle università è il fund raising, una vera e propria raccolta di fondi tra privati ideata e sottoscritta dallo stesso rettore. «In un momento come quello che sta vivendo l'economia italiana è inutile pensare o sperare che dal governo arrivino fondi. Così abbiamo pensato a questa soluzione: l'apertura di una campagna permanente di raccolta fondi a favore della scuola di dottorato del Politecnico», spiega il professor Giulio Ballio. Così mentre da una parte rettore e senato accademico si rimboccano le maniche per aiutare l'università, dall'altra i dipendenti dello stesso Politecnico, hanno deciso di autotassarsi, 30 euro a testa per acquistare una pagina di pubblicità sui quotidiani «in cui scrivere il loro dissenso alla riforma Gelmini». E' l'altra faccia, quella sindacale, della stessa medaglia, visto che l'iniziativa è stata lanciata durante un'assemblea della Cgil. Il rettore Ballio non si è fermato davanti alla difficoltà più ardua, quella di recuperare tutti gli ex laureati: novantamila nomi e indirizzi divisi in due tronconi. I laureati con oltre 45 anni di età e i laureati con un'età inferiore ai 45 anni. Per entrambi la medesima lettera seppur con una lieve modifica: l'entità del contributo richiesto. Per coloro che possono vantare un'anzianità professionale maggiore è prevista infatti la possibilità di finanziare addirittura un'intera borsa di studio del valore di 60mila euro intitolata a sé o al nominativo che si preferisce. Ma si possono anche fare versamenti da 20mila euro (è il costo di un'intero anno di ricerca), ma anche 3.000 euro (il valore di un'esperienza di formazione all'estero). Valore minimo della donazione restano comunque i 100 euro: «Tutte le donazioni sono importanti, anche quelle che sembrano gocce nel mare». Spiega il rettore nella lettera che sta arrivando a destinazione in questi giorni: «Il Politecnico, ad oggi, non è purtroppo in grado di assicurare una borsa di studio a tutti i candidati meritevoli. Nel 2009 solo il 50 per cento dei giovani idonei a frequentare la scuola di dottorato ha avuto accesso a una borsa di studio: dei 186 candidati a cui non è stato possibile finanziare il progetto di ricerca, 115 non hanno potuto iscriversi per mancanza di mezzi. Molti di essi hanno dovuto cercare un dottorato finanziato all'estero». La raccolta fondi non è dunque a favore del Politecnico tout court, ma indirizzata ad un settore ben preciso. «Abbiamo scelto la ricerca - spiega il rettore - perché in questo momento è l'anello debole del sistema universitario. Bisogna assolutamente contrastare la fuga di cervelli». Le prime lettere devono essere per forza giunte a destinazione «perché abbiamo ricevuto risposte incoraggianti e di sostegno alla nostra iniziativa - racconta il professor Ballio -, ma è certo che per valutare i primi risultati bisognerà aspettare i prossimi mesi». E ricorda a tutti che «le donazioni alle università sono fiscalmente deducibili senza alcun limite di importo».