Il rettore ordina: bloccate le lezioni La Gelmini lo boccia: copione da ’68

RomaCon gli studenti che protestano bisogna confrontarsi. Con i rettori che invitano a disertare le lezioni no. Il ministro, Mariastella Gelmini, «rispetta» le ragioni degli studenti e li invita a non farsi strumentalizzare ma va decisamente fuori dai gangheri di fronte all’invito ai docenti a non fare lezione da parte del rettore di Firenze, Alberto Tesi.
Oggi è previsto alla Camera il via libera al disegno di legge di riforma dell’Università. L’aula riprende i lavori alle 10 dall’articolo 18 bis. Ci sono altri 7 articoli da votare e un centinaio di emendamenti. Il testo dovrà comunque poi tornare al Senato per l’approvazione definitiva ma quella di oggi è una prova cruciale non soltanto per la riforma ma anche per verificare la tenuta della maggioranza.
I finiani manterranno la promessa di votare il ddl sulla quale si è impegnato personalmente il presidente della Camera, Gianfranco Fini? La Gelmini appare fiduciosa e conta di riuscire a varare la riforma entro la fine dell’anno. Il testo dovrebbe essere discusso a Palazzo Madama già dal 9 dicembre. Nel ddl tra le altre novità è previsto che i rettori possano restare in carica per un solo mandato e per un massimo di sei anni. L’invito di Tesi a disertare le lezioni «favorendo momenti di riflessione sui temi della riforma» non va proprio giù al ministro.
«Quello del rettore di Firenze è un comportamento inaccettabile e inqualificabile di chi vuole conservare i propri privilegi - accusa la Gelmini -. È il solito copione che si ripete dal ’68. Rettori e professori che sospendono le lezioni sulla pelle degli studenti che non possono più studiare. Alcuni rettori che per la prima volta vedono messe in discussione le loro rendite di posizione tentano di bloccare la riforma. Non ci riusciranno perché il 90 per cento degli studenti vuole che l’università cambi, diventi più moderna e vengano abbandonati i vecchi slogan».
Intanto prosegue la protesta e in tutti gli Atenei d’Italia i tetti sono sempre più affollati. E poi sit-in, occupazioni, cortei, fiaccolate, finti funerali che celebrano la morte dell’Università. La protesta contro la riforma dilaga anche oltre confine. A Ginevra infatti i ricercatori del Cern sono saliti sul tetto del laboratorio di fisica per solidarizzare con gli studenti italiani. E per oggi gli studenti di tutte le principali università italiane sono pronti a bloccare gli snodi ferroviari come è già avvenuto ieri in alcune città.
Certo è ovvio che faccia più notizia che un leader di partito o altre celebrità di varia estrazione salgano sui tetti invece di un sobrio appello, anche se firmato da oltre 400 docenti universitari. In una lettera aperta centinaia di accademici chiedono infatti di sostenere la riforma firmata dalla Gelmini, mettendo da parte la demagogia perché, scrivono i professori, «l’Università italiana ha bisogno di una cura incisiva ed efficace». E quella cura può essere la riforma Gelmini, come sostiene pure il presidente della Conferenza dei rettori, Enrico Decleva rettore a Milano. Decleva si augura che la riforma passi visto che «va nel senso di valorizzare i giovani ed il merito».
Uno dei nodi cruciali è quello dei finanziamenti. La Gelmini ha più volte sottolineato che l’Italia spende molto per gli Atenei ma purtroppo le risorse sono mal distribuite e questa riforma cerca proprio di colpire gli sprechi. Tra questi il fatto che oltre alle sedi centrali siano state attivate più di 320 sedi distaccate. Oppure il fatto che ci siano corsi di laurea, 37 lo scorso anno, con un solo studente frequentante e addirittura 327 facoltà con 15 iscritti in tutto. Il ddl taglia i corsi di laurea che dai 2.444 del 2001 sono lievitati fino a 5.500. Troppe anche le materie insegnate: sono circa 170.000 contro le 90.000 della media europea.