Il rettore rigoroso: «Cari studenti nel mio ateneo il ’68 non tornerà»

«Ci sono rettori che hanno fatto il ’68 e pensano di essere tornati giovani». A ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Davide Bassi, rettore dell’Università di Trento e docente di fisica, non può non saperlo, ma sembra non preoccuparsene. E spara bordate su colleghi e studenti. Lui che, come membro dell’Aquis, il gruppo di atenei che chiedono al governo di modulare i tagli in modo da premiare chi ha saputo gestire i propri bilanci, nei giorni scorsi si è visto contestare dai suoi studenti. O almeno da alcuni. Quelli che martedì mattina hanno simbolicamente occupato il rettorato per un’ora e mezza, chiedendo che Bassi tenga «in forma di assemblea pubblica il consiglio d’amministrazione dell’Università».
Professore non le pare che ci sia una diffusa voglia di ’68?
«Forse sì, ma il ’68 è finito da un bel pezzo. E la situazione oggi è ben diversa».
Vuole togliere il diritto di protesta ai suoi studenti?
«No, ma devono capire che allora si litigava su come distribuire le risorse accumulate. Ora, con la crisi economica, dobbiamo soprattutto pensare a come non perdere quelle che abbiamo».
Gli studenti le chiedono di non «gestire unilateralmente questioni che riguardano tutto l’ateneo».
«Non mi sottraggo al confronto, farò il giro delle facoltà come al solito. Ma non intendo gestire questa vicenda in modo assembleare. Lo ripeto: non siamo nel '68. E dai miei studenti mi aspetto anche che sappiano distinguere tra il maestro unico e la docenza universitaria».
Ma come si spiega questo contagioso attacco di nostalgia collettivo?
«Io sono un fisico, non mi avventuro in interpretazioni. Altri colleghi sapranno analizzare la questione meglio di me».
Però anche alcuni suoi colleghi hanno un atteggiamento simile a quello degli studenti? Chi dice «io sto con voi» e oscura il sito, come è successo a Palermo ad esempio.
«Sarà che hanno fatto il ’68 e pensano di essere tornati giovani».
Mi ha colpito anche la proposta di «scambio» lanciata dal rettore Aldo Schiavone dalle colonne del Corriere: «Il governo riduca i tagli in cambio noi autoriformiamo, cancelliamo corsi ed esami».
«Molti rettori insistono su questa ambiguità: prima i soldi, poi le riforme. Ma la situazione è più complicata di così».
In che termini?
«Bisogna mettere mano a 15 anni di gestione scellerata dell’autonomia degli atenei. Un’autonomia senza responsabilità».
Parla dei conti in rosso di tanti atenei?
«Ce ne sono molti ridotti alla bancarotta. È una situazione gravissima».
Ma qualche rettore preferisce alzare i toni, invece di affrontare questi temi.
«C’è chi si è trovato in questa situazione senza colpa. Ma c’è anche chi cavalca la tigre della protesta, per distogliere l’attenzione dalle proprie responsabilità».
L’associazione di atenei di cui lei fa parte, l’Aquis, ha una proposta. Pensa che ci sia spazio di dialogo con il governo?
«Noi sappiamo che la situazione che c’è ora non l’ha prodotta la Gelmini. Ma sarebbe grave se non si riuscisse a trovare il modo di dialogare con il governo. La nostra proposta è un patto di stabilità per gli atenei. Ma c’è chi ha fatto il furbo e creato i buchi e ora piange. E c’è chi ha gestito in modo oculato. Non è giusto che vengano trattati allo stesso modo».