Reunion 1990, un Coleman che supera se stesso

Arriva un doppio cd con il concerto al Teatro Valli di Reggio Emilia. Quasi due ore senza sosta per un'opera chenon ammette paragoni

Arriva in questi giorni anche in Italia un doppio cd di particolare importanza e per molti aspetti inatteso. Si intitola Ornette Coleman Quartet Reunion 1990; la pubblicazione si deve all’etichetta spagnola Domino Records distribuita da Egea. La registrazione fu realizzata dal vivo al Teatro Romolo Valli di Reggio Emilia il 24 aprile 1990 durante la quarta e ultima serata di un festival monografico dedicato a Coleman: vi presero parte l’Ensemble Carme di Milano diretto da Emanuel Villeaume per l’esecuzione in prima italiana di due lavori da camera; l’Orchestra Sinfonica dell’Emilia Romagna Arturo Toscanini diretta da John Giordano, deputata a interpretare il discusso work in progress sinfonico Skies of America scritto e registrato da Coleman nel 1972; il settetto funky Prime Time fondato e diretto da Coleman a metà degli anni Settanta e, dulcis in fundo, il quartetto originale (Don Cherry cornetta, Ornette Coleman sax alto, Charlie Haden contrabbasso, Billy Higgins batteria) con il quale Coleman aveva cominciato trent’anni prima la sua grande avventura.
Il festival costituì il momento di vertice di un triennio di intensa attività che ebbe luogo in Italia intorno alla figura di Coleman. In ordine di tempo va citato un Convegno internazionale tenuto a Trento nel novembre 1987 con la partecipazione di una ventina di studiosi che diedero contributi di notevole spessore, i cui atti purtroppo non furono raccolti in volume. A conclusione dei lavori ci fu un concerto dell’Original Quartet, diventato da anni una rarità, ma propiziato dalla contemporanea diffusione del cd In All Languages che presentava separatamente il Prime Time e lo stesso Quartetto. In seguito il Teatro Romano di Verona ospitò la prima esecuzione italiana di Skies of America interpretata da John Giordano con l’Orchestra dell’Arena.
Reunion 1990 contiene l’intero concerto di Reggio, un’ora e 45 minuti senza soluzione di continuità compresi i due bis (Lonely Woman e The Sphinx). Ricordo tutto benissimo perché ho avuto il privilegio di essere presente, e ricordo la bellezza mordente della musica, l’entusiasmo, la standing ovation finale, addirittura qualche tentativo di salire sul palcoscenico mentre Coleman, a differenza dei tre comprimari più disinvolti, ringraziava quasi impacciato. La registrazione prende quota, e la mantiene, dopo un primo minuto incerto di suoni lontani ma in progressiva ascesa. L’atmosfera della splendida sala è restituita bene e i brani più applauditi sono Spelling The Alphabet, Word For Bird (dedicato a Charlie Parker) e Latin Genetics, oltre all’accorato Lonely Woman, diventato da allora una consuetudine nella conclusione dei concerti colemaniani.
Diciamo pure, con un aggettivo abusato, che il cd è imperdibile. Mi si permetta però un’esortazione: non si facciano confronti con il quartetto che Coleman - per fortuna - porta oggi in giro per il mondo. Sono troppo differenti. E sono trascorsi due decenni, Coleman nella Reunion aveva sessant’anni e adesso ne ha ottanta. L’Original, inoltre, non ammette paragoni: Cherry e Higgins sono scomparsi, Coleman ha perfino riscoperto il pianoforte con Geri Allen e poi i due bassi, acustico ed elettrico. Ma, sebbene temperato e meno vigoroso, è ancora lui.