«La revisione catastale è illegittima»

La stangata del Campidoglio legata alla revisione degli estimi catastali, che colpisce oltre 100mila titolari di immobili del centro storico, sarebbe illegittima. Esigere, in virtù di una più alta classe di appartenenza, il pagamento di una quota Ici aggiuntiva a partire dal 2002 e scaricare sugli utenti l’onere di certificare la propria posizione costituirebbe infatti un eccesso di potere da parte dell’amministrazione. A sostenerlo sono i rappresentanti dell’Unione piccoli proprietari immobiliari e dell’Associazione romana proprietà edilizia, che hanno presentato contro il sindaco un ricorso congiunto al Tar per far valere le loro ragioni.
La vicenda è nota: dopo una serie di rinvii, il consiglio ha fissato al 31 marzo 2008 il termine per verificare, con l’ausilio di un geometra convenzionato con il Comune, la nuova classe catastale del proprio appartamento. A quel punto, «autodenunciandosi», il proprietario può beneficiare di uno sconto del 50 per cento sugli arretrati dovuti. In caso contrario viene attivata la procedura d’ufficio, che non dà diritto ad alcuna riduzione. La linearità del procedimento è solo teorica, perché in pratica cela più di una contraddizione: «Anzitutto il provvedimento non riguarda solo il centro storico in senso stretto - sottolinea Massimo Anderson, vicepresidente dell’Arpe -. Le ingiunzioni sono arrivate a cittadini che abitano in Prati, all’Esquilino e fino ai dintorni delle Mura Aureliane». La delibera, come lo stesso presidente del I Municipio Giuseppe Lobefaro ha rilevato, di fatto accomuna il valore di un appartamento di piazza Navona a uno a ridosso della stazione Termini. Ma c’è molto altro: «Il provvedimento non può avere effetti sul passato - spiega Tito Festa, uno dei legali che ha stilato il ricorso - perché non rientra nei casi previsti dalla Finanziaria del 2004, che riconosce la retroattività delle sanzioni solo se c’è stato un accatastamento provvisorio reso definitivo in un secondo tempo o una denuncia presentata in ritardo. E qui siamo fuori da entrambe le fattispecie, visto che la scadenza è a marzo». Non bisogna poi dimenticare che i nuovi estimi incideranno sull’Irpef e rappresenteranno, oltre agli arretrati richiesti, un gravame in più per le tasche dei romani. Inoltre con questo provvedimento l’amministrazione trasferisce sui contribuenti l’onere di fornire i dati per attivare la procedura, «riconosciuta - si legge nel ricorso - la propria incapacità di provvedere, come suo obbligo, a tali accertamenti in tempi brevi». Una palese violazione di una legge del 1990 per cui sono le amministrazioni a dover reperire gli atti necessari per il loro funzionamento, senza arrivare a chiederli ai cittadini. «Ma a me non sembra - ironizza Anderson - che il Comune difetti di personale, anzi. E poi un nostro studio ha dimostrato che l’Italia ha le tasse più alte sulla casa. Paghiamo 4 punti percentuali in più rispetto agli altri Paesi europei e ben 7 rispetto alla Germania. Eppure, non si fa altro che prevedere nuovi aumenti».