Ma la revoca dello scudetto spacca federazione e giuristi

Il consiglio che dovrà decidere è diviso tra falchi e colombe. E c’è chi sostiene che anche la prescrizione potrebbe cadere

Che sia uno scudetto di cartone, indipendentemente da come vadano le cose, cominciano a capirlo anche i tifosi dell’Inter. Del genere: vale la pena battersi per un triangolino tricolore che ha causato più dolori che gioie, più polemiche che soddisfazioni? Se Moratti vi rinunciasse, il problema sarebbe risolto. Ma il presidente non sembra di questa opinione perché lo ritiene una sorta di rivalsa rispetto ai torti e ai danni subiti nelle stagioni precedenti: primo fra tutti il celeberrimo rigore negato a Ronaldo per il fallo di Iuliano nella sfida fra Inter e Juventus del 26 aprile 1998.

La relazione di Palazzi ha scosso il Palazzo, e non si tratta solo di un gioco di parole. Bastava ascoltare i pareri dei membri del consiglio federale che, ai margini della riunione svoltasi ieri a Roma, si sono spaccati sull’opportunità di revocare o meno lo scudetto del 2005-06.

Dell’argomento non s’è ufficialmente parlato perché non era all’ordine del giorno, lo sarà invece nella prossima sessione del 18 luglio, c’è stata solo una presa d’atto della relazione del procuratore federale. Secondo Tavecchio, vicepresidente vicario nonché presidente della Lega Dilettanti, il consiglio «non è deputato a emettere sentenze di questo tipo». E buona parte dei colleghi gli verrebbe dietro. Ma c’è anche chi la pensa diversamente come Abodi e Macalli, rispettivamente a capo della Lega B e della Lega Pro. «Si deve arrivare a una decisione politica sulla vicenda», afferma Abodi, fresco presidente della Lega di Serie B. E Macalli, storico numero uno della Lega Pro: «Dobbiamo assumerci le nostre responsabilità in piena libertà di coscienza senza farci condizionare dai nomi di Moratti e Agnelli. Mi spiace solo che, così facendo, toglieremo le castagne dal fuoco a Guido Rossi, allora commissario della Federcalcio».

In linea generale il consiglio federale può revocare il titolo all’Inter perché, pur essendo un organismo di diritto privato, vanta risvolti pubblicistici per le deleghe ricevute dal Coni. In altre parole, e Palazzi l’ha scritto chiaramente nel suo carteggio di 72 pagine, nulla osta che adotti una decisione amministrativa, e questa lo è, inutile girarci sopra. Si profilano due partiti: del primo fanno parte le colombe che puntano al mantenimento dello “status quo”, al secondo appartengono i falchi propensi a revocare il titolo all’Inter e, particolare di grande importanza, a non assegnarlo. Com’è successo nel campionato precedente e in quello tolto a suo tempo al Torino nel ’27. In questo caso la Roma, primo in classifica dei club fuori dalle brutture di Calciopoli, non avrebbe alcuna speranza di ottenerlo. Per inciso la squadra giallorossa chiuse quella stagione al quinto posto dietro Juventus, Milan, Inter e Fiorentina, a 22 punti dalla vetta.

C’è poi un altro scenario, relativo alla durata della prescrizione dell’illecito sportivo. Al tempo di Calciopoli il codice di giustizia sportiva prevedeva la prescrizione del reato dopo 2 anni per le società e dopo 4 per i tesserati. Poi fu portata a 8 anni. E su questo tasto si articola un’opinione del professor Enrico Lubrano, docente di Diritto dello Sport presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Luiss di Roma, che all’Ansa ha detto: «L’Inter può essere deferita per illecito perché questo reato, secondo l’attuale codice, non è ancora caduto in prescrizione, lo sarà solo nel 2014. A essere prescritta è solo la violazione della lealtà sportiva». A suo parere, inoltre, la Roma avrebbe titolo per reclamare quello scudetto. Diverso invece il pensiero dell’avvocato Ernesto Russo, docente della Scuola dello Sport del Coni, che fa questa eccezione: «La notizia criminis del reato è venuta fuori in un secondo tempo, ma risale al periodo in cui vigeva il vecchio codice di giustizia sportiva della Federcalcio. E a questo fa riferimento il procuratore federale quando afferma che spetta al consiglio federale l’ultima parola. A mio parere non esistono i presupposti per aprire un nuovo procedimento disciplinare a carico dell’Inter e dei suoi tesserati.

A meno che la società nerazzurra, come permette il regolamento, rinunci alla prescrizione e vada incontro a un deferimento dall’esito incerto. Ci sarebbe poi da chiedersi se le eventuali sanzioni, non più scontabili nel campionato 2005-06, andrebbero comminate nel campionato appena finito o in quello che sta per cominciare».
Un rebus nel rebus. Comunque un pateracchio. Di qui la sensazione che il d-day cadrà il 18 luglio con la revoca dello scudetto all’Inter e la non assegnazione del titolo.