Revocati gli arresti per Novi. Ma solo per visitare la moglie in ospedale

(...) più dolorosa per la nostra città. È successo con la Maersk. È successo, almeno in parte, con la Msc di Aponte. Insomma, per non toccare lo statu quo, si butta via l’argenteria di famiglia. Succede, a Genova, come ha giustamente fatto notare anche ieri Sandro Biasotti, il governatore che ha provato a dare un futuro alla nostra regione.
Qualche giorno fa, avevamo titolato un articolo: «L’ultimo sfregio». Errata corrige: era il penultimo. E, come notano bene Claudio Scajola, Gigi Grillo e Giorgio Bornacin, questo fa più male: pochi minuti dopo aver detto che le nomine sarebbero state condivise, a Camere sciolte, dopo aver avuto 35 giorni per ratificare la nomina di Luigi Merlo, l’Unione fa l’ultimo blitz al Senato per nominare il futuro presidente del Porto. Tecnicamente, è un golpe o giù di lì. Al di là della figura di Merlo che - se fosse stato nominato con procedure trasparenti - avrebbe anche tutte le caratteristiche per essere un ottimo presidente.
Sono gli stessi, Claudio Burlando in testa, che (secondo me, per carità) non si sono schierati con sufficiente nettezza con Giovanni Novi nel momento della difficoltà, dopo averci lavorato insieme. Ora - nonostante una parziale retromarcia del presidente della Regione ieri, che apprezziamo, come potete leggere qui a lato - lo buttano come un kleenex. E fa più male se viene da un personaggio come il governatore, tutt’altro che uno sciocco o un incapace, che ha pagato sulla sua pelle la giustizia frettolosa. Ma, evidentemente, la gratitudine e la memoria non sono di questo mondo. Noi, dal canto nostro, rimaniamo garantisti. Per Burlando come per Novi.
Anzi, per Novi, siamo qualcosa in più che garantisti. Come il nostro carissimo lettore Luigi Parodi, sarei pronto a manifestare per lui. Lo ritenevo e continuo a ritenerlo un galantuomo. E, anzi, dalla lettura delle intercettazioni pubblicate dal Secolo XIX, certo non una testata accusabile di connivenza con l’ex presidente del Porto, emerge un passaggio dei finanzieri che la dice lunga sull’uomo: «Dalle conversazioni, è emersa la volontà di Novi di alleggerire la posizione degli altri soggetti coinvolti, assumendosi la completa responsabilità di quanto oggetto di contestazione». Detto tutto.
Da ieri, Novi può lasciare la villa di Sant’Ilario. Ma solo per andare a trovare sua moglie Nucci, ricoverata alla clinica Montallegro per una serie di visite, dopo che la sua situazione medica si è aggravata anche per lo stress di questi giorni. Oggi, questa è la battaglia più importante.