Rho, il duplice omicidio per una donna

Avevano promesso di risolvere il caso in 48 ore, invece in meno di un giorno i carabinieri del Gruppo di Monza hanno già assicurato alla giustizia tre persone, la cui identità non è stata ancora resa nota, presunti responsabili del duplice delitto avvenuto lunedì scorso in via Moro a Rho. Ieri il gip di Milano Giulia Torri, chiamata a convalidarne gli arresti, li ha interrogati: i fermati sono i due fratelli di origine calabrese del nuovo compagno dell’ex moglie di Umberto Catapano. Da quanto si è appreso, avrebbero rigettato le accuse . In realtà a mettere gli investigatori proprio sulle loro tracce, avrebbe concorso con indicazioni precise, una delle vittime, Francesco Catapano di 71 anni prima di morire, come già successo al figlio di 37. Trovati i colpevoli, gli uomini dell’Arma hanno potuto anche ricostruire l’esatta dinamica e il movente dell’agguato mortale. Movente passionale da ricercare nei rapporti tesi fra il più giovane dei Catapano, l’ex moglie Stefania e il nuovo compagno di quest’ultima. I coniugi, che un tempo vivevano A Rho in via Capuana, si erano separati da tempo a causa del carattere violento di Umberto, pregiudicato per reati diversi, il quale anni fa aveva cercato di uccidere a coltellate la consorte, riprovandoci recentemente anche con l’anziano genitore. Il tribunale aveva affidato il figlio 15enne ad entrambi, ma lei cercava di tenerlo lontano dal padre, proprio perché il ragazzo si stava avviando su una brutta strada. Domenica notte era andata a Milano a riprenderselo a casa del suo ex in via Arbe, ma era scoppiata l’ennesima lite, tanto che la donna è stata costretta a far intervenire una Volante della Polizia, per riportare a casa il minore. Lunedì mattina i Catapano, padre e figlio si sono recati a Rho per cercare Stefania. Ma sono andati via verso le 9 a bordo della loro Mercedes. Della visita fuori programma , non si sa bene in che modo, sarebbero stati informati il nuovo compagno della donna che, insieme ai fratelli si è messo sulle tracce del rivale. Dopo averlo intercettato in via Moro e bloccato in un piccolo parcheggio, sceso dallo scooter sul quale viaggiava con un fratello, avrebbe colpito il parabrezza della Mercedes con una mazza, nel tentativo di regolare i conti in qualche maniera. L’altro che viaggiava con lui, ha invece pensato di sbrigarsela in fretta, esplodendo 12 colpi di pistola contro padre e figlio, incurante della gente che era per strada e delle mamme che accompagnavano i bambini all’asilo. Il commando sarebbe poi fuggito con lo scooter e con un furgone sul quale viaggiava la terza persona. Umberto è stato freddato quand’era ancora in auto; il padre ferito gravemente è morto dopo un’ora all’ospedale di Rho, non prima di aver dato il proprio contributo all’individuazione degli assassini. Per i quali, insieme all’accusa di omicidio, potrebbe scattare anche quella della premeditazione.