Rho, il mistero delle tre Vergini rubate

I cittadini temono che dietro le sparizioni delle statuette ci sia una setta satanista

Una volta rubavano i nani in gesso dai giardini, per liberarli nel bosco. Adesso è la volta dei simboli sacri, più precisamente delle statuine della Madonna, collocate nelle edicole agli angoli delle strade, ma anche nelle proprietà private. Un fenomeno nuovo e inquietante che da qualche tempo sta andando in scena a Rho, dove di Vergini, in poco tempo, ne sono state sottratte addirittura tre.
Furti tanto sacrileghi quanto misteriosi che stanno preoccupando la gente, che vede dietro queste sparizioni la mano di qualche setta dedita a riti esoterici. Giovedì notte l’ultimo caso. Ignoti sono penetrati nel giardino di una famiglia che abita in via Bozente, alla periferia della città, e agendo indisturbati si sono portati via una statua in gesso alta circa un metro e pesante oltre 70 chili, collocata in una piccola grotta insieme ad un contadinello e un cane in marmo.
Al mattino la scoperta e l’immediata denuncia del furto, che si è andata ad aggiungere alle altre già presenti nel fascicolo aperto dai carabinieri, che stanno indagando per far luce sugli inquietanti avvenimenti. Già, perché nella zona di via Pregnana, sono state altre due le Madonne sottratte alle loro cappelline, sparite e mai più ritrovate. «Un mese fa – racconta la gente – è stata forzata la teca che custodiva la Vergine proprio all’ingresso del nostro quartiere. Una statua abbastanza grande e collocata in maniera non semplice da rimuovere. A rubarla non sono stati certamente i ragazzini, per cui resta inspiegabile il fatto che i delinquenti si occupino di portar via questi simboli sacri di scarso valore commerciale. Dietro c’è qualcosa di ben più preoccupante».
Messe nere, anche se non si può escludere che si tratti di improbabili furti su commissione. L’altra sparizione, quella di via Missori provocò la rabbia dell’intero quartiere di Rho, quando venne rubata la statua della Madonna di Lourdes ospitata da oltre mezzo secolo in una cappella votiva. L’effigie sacra era diventata punto di raccoglimento oltre che per gli abitanti della zona, anche per le centinaia di operai e impiegati, occupati in una grande fabbrica a poca distanza.