Riaffiora il «nazismo» dei Berliner Il film che fa discutere la Germania

Domani nelle sale tedesche «Das Reichsorchester» sulle connivenze tra Furtwängler e il Terzo Reich

da Berlino

Nel passato della Filarmonica di Berlino ci sono fotogrammi che la più prestigiosa orchestra del mondo vorrebbe cancellare. E invece proprio in questi giorni in cui la Filarmonica celebra il suo 125º anniversario, quei fotogrammi ritornano come fantasmi che si credevano dissolti e improvvisamente riappaiono riaprendo vecchie ferite.
È la sera del 19 aprile del ’34. L'indomani la Germania nazista festeggia il 45º compleanno di Hitler e per l'occasione Göbbels, ministro della Propaganda, ha organizzato un concerto dei Berliner che sotto la direzione di Wilhelm Furtwängler eseguono la quinta e la nona di Beethoven, le due sinfonie più amate dal Führer. Le cineprese del regime riprendono ogni attimo della serata compresi i più imbarazzanti per i posteri: gli orchestrali che si alzano in piedi e fanno il saluto nazista all'ingresso di Hitler, l'orchestra che suona su un palcoscenico circondato da svastiche gigantesche, i gerarchi estasiati, Furtwängler che alla fine del concerto stringe calorosamente la mano del dittatore. Tutto documentato in un film realizzato con materiale d'archivio e testimonianze dei superstiti che da martedì sarà nelle sale tedesche: Das Reichsorchester (L'orchestra del Reich), regia di Enrique Sánchez Lansch.
Una ricostruzione del passato dei Berliner durante il Terzo Reich che ha suscitato un'ondata di polemiche tra chi nelle compromissioni con i nazisti vi vede una condizione obbligata, senza alternative, e chi ritiene che fu un inconsapevole patto con il diavolo in nome dell'arte al di sopra di tutto ma anche in cambio di una serie di benefici che permisero ai Berliner di attraversare il nazismo sotto una comoda campana di vetro, applauditi, coccolati, ben pagati ed esenti da obblighi militari. Volente o nolente, la più prestigiosa istituzione della cultura musicale tedesca fu uno strumento della propaganda nazista, la colonna sonora che accompagnò il delirio del Terzo Reich. L'orchestra si esibisce durante le adunate di Norimberga, le Olimpiadi del ’38, a Bayreuth per i festival wagneriani dedicati al «nostro amato Führer». E nelle capitali straniere conquistate da Hitler. Aperto rimane invece il giudizio sul punto cruciale delle polemiche: i Berliner furono ostaggi consenzienti oppure prigionieri senza via di uscita? Il film porta acqua ad entrambe le tesi. Ricorda il silenzio degli orchestrali quando vennero allontanati i loro colleghi ebrei.
Ma ricorda anche che Furtwängler intervenne più volte presso Göbbels per permettere ai musicisti non ariani di emigrare, sottraendoli ai lager. Uno dei pochi superstiti, il konzertmeister Johannes Bastiaan, oggi 97enne, ricorda che prima del nazismo l'orchestra aveva non poche difficoltà economiche. «Göbbels ci garantì stipendi certi e così potemmo dedicarci all'unica cosa che per noi contava, la musica, la ricerca della perfezione. Per anni abbiamo vissuto in un microcosmo senza curarci di ciò che avveniva fuori anche perché sapevamo di non avere nessuna possibilità di cambiare le cose. Nel ’44 ricevetti in dotazione un violino che veniva dall'Italia, uno strumento meraviglioso. Solo dopo la guerra mi domandai come quel violino fosse giunto a Berlino e provai un senso di colpa». Una parte del film è dedicata alla tragica figura di Furtwängler. Le testimonianze concordano: non fu mai nazista ma scese a compromessi per salvare un'orchestra che lui aveva portato a livelli mai raggiunti.
I nazisti diffidavano di lui tanto che gli misero a fianco un giovane di grande talento e in più iscritto al partito, Herbert von Karajan. Ma anche la figura di Furtwängler è avvolta, come i suoi orchestrali, in un gioco di luci e ombre. Ruppe con i nazisti solo poco prima del crollo quando ormai il Terzo Reich era allo sbando. Troppo tardi per essere accostato ad un altro grande direttore di quegli anni, Arturo Toscanini che scelse l'esilio non alla fine ma all'inizio della dittatura.