La rianimazione non ha posto Altra morte assurda in Calabria

Vibo ValentiaSarà un’altra inchiesta per presunti errori nel mondo della sanità calabrese a chiarire le cause del decesso della trentenne Eleonora Tripodi, morta nella tarda serata di venerdì dopo un parto cesareo, il terzo per la giovane mamma, praticato in una clinica privata del vibonese. Secondo una prima ricostruzione degli inquirenti che hanno già sequestrato la cartella clinica della puerpera, la donna era arrivata alla clinica «Villa dei Gerani» dove, come nelle precedenti gravidanze, era seguita dai medici ginecologi. La donna è arrivata in clinica con una forte emorragia: la placenta infatti aveva bucato l’utero. I medici, visto la situazione hanno deciso di praticare un parto cesareo, ma subito dopo il parto per la donna si era reso necessario il ricovero nel reparto di rianimazione. Cosi i medici della clinica avevano disposto il suo trasferimento presso l’ospedale Jazzolino di Vibo valentia. Ma una volta giunta al pronto soccorso del nosocomio napitino, i sanitari di guardia l’hanno dirottata presso la struttura di Lamezia terme, perché nel reparto dell’ospedale vibonese non cerano posti. Caricata quindi sull’ambulanza per andare all’ospedale di Lamezia Terme in provincia di Catanzaro a circa 40 chilometri, la donna è morta durante il tragitto. La procura di Vibo Valentia con il sostituto Fabrizio Garofalo ha aperto un fascicolo sul caso di presunta malasanità, disponendo l’esame autoptico sul corpo della giovane mamma, ed indagando per omicidio colposo i medici della clinica, che intanto si difendono: «Quando abbiamo disposto il trasferimento in ospedale, i parametri vitali erano normali ed avevamo quindi la speranza concreta che in un centro attrezzato si potesse salvare la vita della signora. Se questo poi non è avvenuto non dipende da noi». Ha spiegato il ginecologo Domenico Princi che poi ha proseguito: «Abbiamo fatto tutto il possibile per salvare la vita di Eleonora Tripodi e la sua morte non è dipesa da nostre negligenze. La signora aveva già avuto due cesarei. Il terzo rappresentava, dunque, un intervento a rischio che comunque eravamo in grado di affrontare. Il problema è sorto perché la placenta si è impiantata in parte fuori dall’utero. Questo ha provocato una immediata e imponente emorragia che ha messo a rischio gravissimo la vita della madre e del bimbo». Immediato l’intervento del presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori sanitari, Leoluca Orlando, che ha detto: «È scandaloso che in Italia si continui a morire nel momento in cui si mette al mondo un figlio. Chiederemo al presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, una relazione dettagliata sulle circostanze che hanno portato al decesso al fine di individuare eventuali responsabilità personali e disfunzioni organizzative o strutturali». La Commissione parlamentare d’inchiesta ha intanto preparato due questionari per la rilevazione dei principali dati sanitari e organizzativi dei circa 550 punti-nascita italiani.