Riappare Grace Kelly È vestita Jil Sander e ha i colori del bianco

Tutti i colori del bianco, dell'arte e della poesia, le forme più pure ed eleganti che si possano immaginare, la bellezza intesa come necessità dell'anima. È la magia della collezione Jil Sander per la prossima estate in passerella ieri a Milano, una nuova prova dell'immensa bravura di Raf Simons, il giovane designer belga che da sei anni è direttore creativo della griffe. La sfilata comincia con una specie di ode alla camicia bianca, il capo-simbolo del marchio fondato nel 1973 da Heidemarie Jiline Sander detta Jil. Nelle mani di Simons le semplici camicie candide di foggia maschile diventano il punto di partenza dell'intero guardaroba femminile: dall'abito intero tagliato a tubino o a robe manteau all'intramontabile tailleur con giacche sartoriali dalla vita segnata sopra alle gonne dritte ma anche a campana oppure con i classici pantaloni a sigaretta. Un uso supremo delle forbici e una continua alternanza di tessuti più o meno leggeri in un unico capo producono vere e proprie stratificazioni di bianchi diversi.
Subito dopo arrivano i modelli stampati con il motivo Paisley prima annegato nel bianco abbacinante del fondo e poi esaltato da tocchi fluorescenti sul disegno. Stupende anche le stampe Madras oppure Vichy applicate su organza iridescente che lascia trasparire il bianco. All'improvviso compaiono i pullover con i disegni delle ceramiche di Pablo Picasso intarsiati sulla maglia lavorata a crochet. Da qui in poi è tutto un fiorire di modelli ispirati agli anni Cinquanta nelle forme ma traghettati nella modernità grazie a una serie di artifici stilistici fenomenali. Ci sono i tubini scolpiti addosso tra cui uno verde bottiglia con un profondo spacco posteriore fermato da una spilla in brillanti e uno nero con due clips dello stesso tipo che dettano la linea alla scollatura. Non mancano gli spolverini integrati negli abiti prima dritti e poi a corolla: l'ideale per sottolineare l'algida bellezza delle modelle che a volte indossano curiosi berretti in cotone dotati di veletta ma spesso sono pettinate con il liscio caschetto cotonato delle eroine di Hitchcock tipo Grace Kelly oppure Kim Novak. Eppure da queste iconiche bellezze del passato lo stilista prende solo l'educata sensualità come attitudine da suggerire alle donne di oggi.
In un mondo dove i fenomeni da baraccone si sprecano e la mala educazione regna sovrana è consolante pensare che anche Tomas Maier, da dieci anni direttore creativo di Bottega Veneta, abbia disegnato una collezione per chi non sopporta l'esibizionismo, la cafonaggine, il pensiero debole dell'aggressività. Lo stilista che di solito ama le tinte soffuse e appena accennate, stavolta punta sui vividi colori delle collane dei Masai alternati con quelli della giungla africana: un'ode alla gioia e alla libertà della bella stagione. Ma il suo lavoro sta nelle pieghe dell'emozione per cui su una gonna plissettata verde ottanio compaiono intrecci di viola che alla fine compongono un nuovo motivo animalier. Ci sono abiti-corteccia con una teoria di piegoline trasversali, il plissè soleil tagliato a cartucciera, tre o quattro materiali diversi con altrettanti colori se non di più in un unico modello, il più bel costume da bagno che si sia visto finora in passerella. Perfino la Cabat, borsa simbolo del marchio, costosissima perché interamente intrecciata a mano nei pellami più preziosi, diventa un traslucido oggetto in PVC con impunture nere e manici di nappa. Il prezzo si aggira comunque sui 3300 euro per via della lavorazione artigianale necessaria a costruire qualcosa di unico. Non osiamo pensare al costo dei modelli di Pucci che Peter Dundas costruisce con le celebri stampe d'archivio tagliate e poi applicate sul tulle grazie alla cosiddetta tecnica cut out: un lavoro degno dell'alta moda. Da Sportmax la ricerca cromatica arriva a produrre sui capi e perfino sulle zip tutte le trasparenze e i toni iridescenti dell'acqua. Sulle paillette degli abiti da sera compare invece l'argento e il verde screziato del guscio degli scarabei: toni comunque traslucidi per una collezione che profuma di futuro e di design.