Riapre «Da Claudio». E Milano torna ad avere il suo mare

Due giorni ancora di pazienza, dopo quasi quattro mesi di attesa, e mercoledì, archiviata la prima della Scala, finiti gli Oh bej Oh bej e tornati tutti i vacanzieri in città, Milano riavrà il suo mare. Il giorno 9 infatti, riaprirà «Da Claudio, la pescheria dei milanesi». Era stata chiusa a ferragosto e anche se il numero di telefono non è cambiato, era e rimane lo 02.8056857, è assolutamente nuovo tutto il resto, in pratica si è salvato solo il nome sull’insegna, Claudio alias Claudio Gnocchi, capace nel 1958 di rivoluzionare una bottega che esisteva già da fine Ottocento, prima pescheria all’ombra del Duomo.
Claudio è stato per decenni un punto fisso nel panorama di via Ponte Vetero, civico numero 16, a ridosso di Brera e ora non bisogna certo fare fatica per ritrovarlo nella nuova sede. Via Cusani fa angolo con Ponte Vetero, si attraversa un incrocio tra i più ottusamente trafficati di Milano e si è a destinazione.
Del vecchio posto, in quello che era un palazzo dell’Inps, non è sopravvissuto alcunché, banconi e vasche erano ormai incompatibili con le attuali norme di igiene e di sicurezza. Però l’architetto Luca Trazzi - due studi, l’altro a Shanghai - si è ispirato alle linee di ieri prima di andare nel futuro. Il tutto in sintonia con l’attuale proprietario, Paolo Genovese. Bella storia questa di Claudio e la speranza è che con mercoledì la si possa leggere in un sito, pescheriadaclaudio.it, rimesso anch’esso a nuovo perché come era ora non ha più senso.
È successo che Genovese, un nome nel ramo immobili, sei anni fa abbia acquistato lo stabile a un’asta andata alcune volte deserta perché a nessuno interessava la pescheria. Lui ha saputo vedere oltre e, ormai cinquantenne, se ne è innamorato fino a reinventarla. Il Claudio che sta per riaprire si svilupperà su due piani e non sarà solo una pescheria e sushi bar. Negli ultimi anni, le sere di primavera/estate letteralmente non si camminava su quel lato di Ponte Vetero per la massa di persone che celebravano il rito dell’aperitivo con accompagnamento di pesce crudo, più o meno alla giapponese.
Così sarà sempre, ma solo al piano terra: una parte con grandi banchi in acciaio per la vendita di ogni prodotto del mare (40 anni fa Claudio Gnocchi faceva arrivare le aragoste vive dalla Sardegna e i salmoni, altrettanto vivi, dal Canada) e per proseguire con il sushi alla meneghina. Sopra invece ristorante con cucina a vista sulla sala. I clienti potranno acquistare il pescato appena entrati, lo consegneranno all’addetto con ogni raccomandazione circa cottura e condimenti, e poi si accomoderanno a tavola. L’imperativo è di portare tutto sotto gli occhi dell’ospite, di non nascondere questo o quello, di essere trasparenti. Per il ristorante bisognerà pazientare ancora per due o tre settimane.