Riapre la rotonda sul mare della nostalgia

Fred Bongusto le dedicò una celebre canzone. Chiusa dopo un incendio 13 anni fa. Ospiterà mostre e concerti

Michele Anselmi

da Senigallia

I giornali locali, che hanno tenuto le pagine aperte fino alle 2 di notte, sparano nei titoli: «In centomila stregati dalla Rotonda». Magari esagerano un po', ma erano comunque in tantissimi sabato sera, pigiati nel piazzale della Libertà. Bisogna riconoscere che la riapertura della piattaforma senigalliese, a tredici anni dalla malinconica chiusura (dopo un incendio sospetto era diventata un rifugio per barboni) e a settantatré dalla gloriosa inaugurazione, ha saputo imporsi come un autentico evento mediatico. Paginoni di rievocazione sui quotidiani nazionali, servizi sui tg, mostre fotografiche, perfino il revival di Una rotonda sul mare, la canzone che Fred Bongusto scrisse insieme a Franco Migliacci nel 1962, dopo una serata a Riccione, forse ispirandosi all'«adriaco mar», forse no (questione ancora oggi dibattuta). E proprio il settantunenne Bongusto, che ha appena ritrovato l'udito, ieri sera ha intonato il celebre incipit nella seconda delle due serate di festeggiamenti indette dal sindaco, la diessina Luana Angeloni. Qualcuno, tra i meno giovani, s'è commosso: «Una rotonda sul mare/il nostro disco che suona/vedo gli amici ballare/ma tu non sei qui con me».
Eppure la parola d'ordine oggi è: bando alla nostalgia. A partire dall'acrononimo, molto post-moderno e cool, coniato per indicare l'elegante architettura balneare progettata nel 1932 da Enrico Cardelli: «Ram», ovvero Rotonda a mare. L'idea è di farne «un pensiero contemporaneo, un luogo per sperimentare arte e creatività che ospiterà mostre, bar, concerti, letture: sarà un laboratorio del futuro». Lo teorizza l'assessore alla cultura, Velia Papa. Pare facile. In realtà, almeno negli ultimi sei lustri, la città della «spiaggia di velluto» ha fatto volentieri a meno di quel manufatto a forma vagamente basilicale, dalle proporzioni perfette, unita alla terra ferma da una lunga passerella. Dimenticata, quasi fosse un corpo estraneo. Sempre immortalata nelle cartoline, ma figlia di altri tempi. Degli anni Sessanta: quando venivano Gino Paoli, Nico Fidenco, Mal dei Primitives e Corrado animava le premiazioni. E prima? La Rotonda degli anni Trenta, dove approdava dal mare in divisa bianca il principe Umberto di Savoia, per inaugurare la colonia Maria Pia di Savoia e farsi riverire da notabili, industriali, agrari e aristocratici, è viva solo nel ricordo di qualche testimone sopravvissuto, come Luciano Chiostergi, che ne rievoca il fasto elegante ed esclusivo, fatto di dettagli preziosi, pur invitando a non sognare impossibili rinascite nel solco della tradizione. Figurarsi la Rotonda dei Settanta e Ottanta: soppiantata da altri dancing, trasformata in triste ristorante, usata per tornei di bridge, serate Coca Cola, infine degradata a discoteca, a incongruo contenitore per la Festa della birra.
Adesso si cambia. Riportata con qualche modifica architettonica all'antico splendore liberty, la Rotonda è pronta «a navigare ancora restando ferma», come ha scritto la giornalista senigalliese Emanuela Audisio. Ci riuscirà? Nei prossimi giorni arriveranno i jazzisti Lee Konitz e Renato Sellani, poi gli irregolari Wladimir Luxuria e Giovanni Lindo Ferretti; e intanto i due famosi chef locali, Mauro Uliassi e Moreno Cedroni, mettendo da parte la storica rivalità, promettono iniziative comuni sul versante della degustazione per palati fini. Del resto, sarebbe difficile rinverdire «i sapori delle vecchie estati». Benché sabato notte, nella Rotonda appena riaperta dopo l'applaudita kermesse a base di palloni aerostatici colorati, palchi semoventi, ballerine volanti, valzer di Strauss e brani d'opera pavarottiani in sincrono con i fuochi artificiali (firmava il tutto Lorenzo Festi, lo stesso delle Olimpiadi invernali), l'incuriosita folla si sia ritrovata ad ascoltare il complesso «Dino e i Sauri». Ovvero amabili e spiritosi dinosauri ultracinquantenni pronti a sciorinare un repertorio della memoria che procedeva per decadi, ricapitolando la musica passata tra quelle mura circolari ridipinte di bianco.
Ieri sera, come s'è detto, è toccato al «crooner» Bongusto riaccendere il palpito «confidenziale» che ha sempre ispirato le sue canzoni, inclusa la cruciale Una rotonda sul mare (non s'è capita bene, invece, la presenza di Marisa Laurito col suo spettacolino), goduta come un inno cittadino. Anche se, a dire il vero, una riapertura simbolica si consumò già l'anno scorso, quando uscì nelle sale il film Amatemi, con Isabella Ferrari. In pochi se ne accorsero, qui a Senigallia, ma per una sera, attraverso le ingegnose manipolazioni dello scenografo Basili, la Rotonda fu riconsegnata agli antichi splendori.