Per riavere i soldi gli usurai l’obbligano a vendersi un rene

Carmine Spadafora

da Salerno

Voleva vendere un «pezzo» della sua salute, per poter pagare gli usurai: un rene. Ventitremila euro: la vittima aveva trovato l'accordo con i suoi strozzini, per mettere fine all'angoscia di un debito, non elevatissimo inizialmente ma cresciuto a dismisura per le proprie tasche. Ma, qualcosa, durante la progettazione di questo orribile crimine è andato fortunatamente storto: mentre i carabinieri indagavano su un'altra vicenda, nella quale era coinvolta la vittima dei cravattari, è emerso che questi si stava accingendo a finire sotto i ferri, per saldare i suoi debiti con gli usurai.
Va detto subito che il taglieggiato non ha esitato a mettersi dalla parte della giustizia, nella fattispecie dei carabinieri dei Nas, quando si è reso conto che questo squallido ricatto era stato scoperto. La trattativa per sottoporre il paziente a nefrectomia è andata avanti, senza che gli usurai sospettassero che, nel frattempo, era entrato in scena un gruppo di investigatori.
Ieri mattina, la vittima degli strozzini è andata a ricoverarsi, come un normale paziente, in una clinica di Vallo della Lucania, nel Salernitano: l’uomo doveva essere sottoposto a tutti gli accertamenti necessari, per poi compararli con i valori del ricevente. Nessun progetto di nefrectomia, per il momento, il prelievo del rene sarebbe avvenuto solo in un secondo momento, quando fosse stato trovato il compratore dell’organo.
Poco dopo il ricovero, però, sono entrati in azione i carabinieri: manette per i due usurai, una donna di 71 anni e un uomo di 52. Entrambi gli indagati, accusati di estorsione finalizzata all'usura, sono stati rinchiusi in carcere. La clinica di Vallo della Lucania, dove era stato stabilito che fossero eseguiti i finti prelievi, è risultata estranea all'attività criminale dei due arrestati. Ma l'indagine continua per chiarire se vi siano altri personaggi coinvolti.