Ribadita dalla presidenza del Consiglio la «franca e leale collaborazione» con gli Usa, che non è venuta meno neanche dopo l’uccisione di Calipari «Scelli ha agito senza informare il governo» Palazzo Chigi esclude direttive dell’esecutivo e precisa

Da Bagdad non è mai arrivata alcuna richiesta di curare i terroristi

Claudia Passa

da Roma

Se per liberare Simona Pari e Simona Torretta ha salvato la vita a quattro terroristi, Maurizio Scelli l’ha fatto nella più totale autonomia. Nessuno glielo aveva chiesto, e tantomeno ordinato. Se l’ex commissario della Croce rossa credeva di doversi guardare le spalle più dagli alleati americani che dai sequestratori delle volontarie di «Un ponte per», questo non riguarda Palazzo Chigi, né la «franca e leale collaborazione» che il governo italiano rivendica con la Casa Bianca.
Alle esternazioni di Scelli su presunti retroscena della liberazione degli ostaggi italiani in Irak, la presidenza del Consiglio risponde con una nota elaborata a seguito di consultazioni telefoniche tra villa Certosa, Palazzo Chigi, la Farnesina e l’abitazione del sottosegretario Gianni Letta. «Con riferimento alle notizie riguardanti svariate vicende che hanno visto cittadini italiani vittime di sequestri in Irak - si legge nel comunicato - si tratta di ricostruzioni riconducibili alla sfera di autonomia, nazionale e internazionale, propria della Croce rossa». Immune, come è noto, da «forme di controllo operativo, tanto meno di direzione, da parte delle autorità nazionali, e ciò per consentirle il riconoscimento di neutralità indispensabile per assolvere al proprio alto mandato umanitario nel rispetto di tutti i soggetti della comunità internazionale».
Sui dettagli della liberazione degli ostaggi, il governo ha già detto, a suo tempo e nelle sedi opportune, ciò che aveva da dire. «Senza entrare nel merito di quanto riferito dal suo Commissario, cui vanno riconosciuti indiscussi meriti nell’opera svolta a favore di feriti e sofferenti in Irak come in altre parti del mondo - prosegue la nota -, si sottolinea come le autorità di governo della Repubblica e i suoi apparati non abbiano mai condizionato né orientato la sua azione. che, si ribadisce, si è sviluppata in piena autonomia». Di ciò che è avvenuto in Irak, delle presunte cure prestate a quattro terroristi ricercati dagli Usa, Scelli a questo punto dovrà dar conto in proprio. Forse anche all’autorità giudiziaria.
Quel che al governo preme invece puntualizzare è la «piena e reciproca» collaborazione con gli Usa, messa in dubbio dal racconto dell’ex capo della Cri che s’è prodigato in dettagli su un presunto gioco a «nascondino» orchestrato per tacere agli americani, e finanche al vicecomandante (italiano) della coalizione, l’evolversi delle trattative. «Quanto all’asserita volontà della presidenza del consiglio di operare per la liberazione degli ostaggi italiani tenendone all’oscuro gli Stati Uniti - chiarisce il governo -, si richiama quanto già in più sedi affermato». Ovvero a una collaborazione che «è sempre stata piena e reciproca», come proficuo è il comune impegno «per la stabilizzazione dell’area e per la sicurezza delle forze della coalizione, così come del popolo e del legittimo governo di quel Paese». Una collaborazione «franca, leale», che non è venuta meno neppure nei momenti di reciproca franchezza come quelli seguiti alla morte di Nicola Calipari. «Mai sono state espresse volontà di segno contrario o anche semplicemente diverso, come confermato dalla costante sinergia che ha permesso il conseguimento congiunto di ripetuti importanti successi anche nel settore intelligence, proprio in Irak e, più in generale, nei teatri di crisi».
Intervistato nel pomeriggio, Scelli ha ingranato la retromarcia, rivendicando «in esclusiva» l’operato della Cri, in attesa di decidere quale delle tante versioni riferire al Copaco che lo convocherà con i rappresentanti del governo e del Sismi. Il sottosegretario agli Esteri, Alfredo Mantica, non è tenero: «È un libero cittadino; che abbia curato i terroristi, lo dice lui, non risulta a nessuno e nessuno glielo ha chiesto». L’ambasciata Usa liquida la vicenda con un «no comment». La Croce rossa internazionale lascia trasparire irritazione: «Non eravamo informati dei negoziati di Scelli - dice la portavoce Antonella Notari -, non abbiamo commenti da fare. Ci rivolgeremo alla Croce rossa italiana. Vogliamo chiarire questa vicenda».