Ribaltone a San Donato: dopo 60 anni vince la Cdl

Dompè, con il 54 per cento, batte Taverniti: «Tasse e bugie appartengono al passato, ora sarò al servizio di tutti i cittadini»

Non è servito a niente quell’opuscoletto di sessantré paginette su carta patinata che magnificava le sorti della giunta di Achille Taverniti. Inviato dalla sinistra a tutti gli elettori di San Donato, con tanto di spreco di soldi pubblici, l’opuscoletto è stato gettato nel cestino. Certezza matematica: infatti, per i prossimi cinque anni a guidare l’amministrazione comunale è il centrodestra.
Scelta del 53,9 per cento di elettori che, al ballottaggio, hanno consegnato lo sfratto al sindaco uscente. Successo elettorale del centrodestra e del neo sindaco Mario Dompè che, tra l’altro, negli ultimi quindici giorni era stato messo nel mirino con false verità diffuse persino online dalla sinistra. Tentativi di avvelenare una campagna elettorale spesa da Dompè pancia a terra e denunciando i misfatti delle giunte rosse che da una vita governavano San Donato.
Decenni di «governi rossi che non hanno mai brillato per progetti innovativi» spiega il neo-sindaco, il primo dal 1948 a guidare un’amministrazione di centrodestra: «L’ultimo regalo del ds Taverniti ai miei concittadini è stato il via libera all’edificabilità del “pratone”. Decisione assunta per impedire al centrodestra di poter ridiscutere con la proprietà di quel terreno possibili cambiamenti, tali però da non modificare i diritti edificatori complessivi». Esempio di stile di governo di un’amministrazione che, lo scorso novembre, ha ospitato il segretario ds Piero Fassino in una convention dal titolo «Da San Donato un’Italia che guarda al futuro». Niente male come prevveggenza, ironizzano al comitato elettorale «Dompè sindaco», dove sventolano quel misero 46,5 per cento raccolto dalla sinistra.
«Paga il conto, il compagno Taverniti, di non aver mai posto il cittadino al centro dell’attenzione. Sotto il governo della sinistra c’è stato un aumento delle tasse e delle tariffe mai, proprio mai, acccompagnati da un miglioramento della qualità dei servizi, della vita dei miei concittadini». Spiega della svolta di San Donato, quella di chi non ha pure dimenticato la menzogna del taglio dell’Ici vagheggiato cinque anni fa: «Taverniti e i suoi pasdaran lo promisero in campagna elettorale. All’indomani dell’elezione fu però varato un provvedimento che - tra aumento dell’aliquota e la drastica riduzione della detrazione - produsse un aumento della tassa per la prima casa pari al centocinquanta per cento». Batosta indimenticabile per le tredicimila famiglie residenti nel Comune situato a sud est. Analisi del voto fatta in casa all’insegna dello slogan, «San Donato merita di più».
Leit motiv che ha accompagnato il neo-sindaco Mario Dompè (medico, 51 anni, già capogruppo di Forza Italia) nella sua corsa elettorale da professionista prestato alla politica. Ma quello slogan «San Donato merita di più» esprime pure le coordinate per il futuro: «Più servizi alla persona, in particolare agli anziani, potenziamento degli asili e delle materne, edilizia a prezzi calmierati per le giovani coppie. Creare, insomma, una città a misura dei cittadini. Ma anche lasciando aperta, ai sandonatesi, la porta del mio ufficio onde poter raccontare i loro problemi, esporre le proprie idee, sentendosi così partecipi delle scelte della amministrazione». Dichiarazione che la dice lunga sul domani in quel di San Donato, comune governato dal centrodestra per volontà popolare.