Il ribelle Cannavò alza il tiro: "Non sbaglio io, ma Bertinotti"

Il deputato: "Anche Giordano ha commesso un errore terribile Dobbiamo restare quello che siamo La base è con noi, contro la guerra"

Roma - Ha votato contro il governo, come il suo compagno di corrente e di battaglie Franco Turigliatto. E adesso rischia grosso anche lui, se è vero che per aver fatto la stessa cosa, Turigliatto è stato espulso dal partito. Eppure, seduto su di un divanetto di Montecitorio, il leader di «Sinistra critica» in Rifondazione, Salvatore Cannavò, spiega perché è convinto che non verrà punito.
Onorevole Cannavò, quanto ha pensato al voto, dopo l’espulsione di Turigliatto?
«Certo meno di prima».
Ostenta spavalderia?
«Per nulla. È che mi sarebbe sembrato un atto di vigliaccheria insostenibile cambiare i miei atteggiamenti e le mie opinioni dopo che un mio compagno di lotta ha pagato un prezzo».
E quindi ora attende «il foglio di via» da un momento all’altro?
«Nemmeno per sogno. Per Rifondazione sarebbe un atto autolesionistico».
Gli sviluppi della guerra in Afghanistan potrebbero farle cambiare idea?
«Con imbarazzo, perché mi sembrerebbe arrogante usare dei morti per rafforzare le mie posizioni politiche, direi che purtroppo per noi ci sono più ragioni di ieri per dire no a questa guerra, alle stragi di chi spara sui civili».
Lei continua a non credere, come dicono i leader dell’Ulivo che questa sia una missione di pace.
«Ah, ah... ».
Ride?
«Rido amaro. Credo che in questo abbia ragione la destra: o si ha il coraggio di dire che si sta in Afghanistan per fare la guerra... Oppure quello di dire che non si vuol fare la guerra. E si va via».
Dicono: i nostri soldati laggiù non fanno la guerra...
«Mi chiedo: nell’Unione si perde il senso della realtà?».
In Rifondazione prevale chi vi condanna?
«No, veramente, nella base di Rifondazione prevale il frastornamento».
Qualcuno dell’ala «governista» vi cerca coi forconi?
«Veramente sono arrivate 5mila lettere di solidarietà a Turigliatto».
Cifre non certificate.
«Guardi, le porto con me: l’80% di chi scrive è d’accordo con noi, gli altri critici».
Sono tutti i militanti della vostra corrente?
«No, affatto. Per dire: l’operaio che si dice commosso per la scelta di coerenza, la famiglia che sottoscrive con tutti i nomi dal padre al figlio... attivisti della val di Susa... ragazzi di Vicenza... ».
Ma siete isolati fra gli intellettuali.
«Lei ha letto che dice Marco Revelli? Attenti, si apre un problema di rappresentanza fra politica e società».
Ma qualcuno vi dirà che siete incoerenti e fate vincere Berlusconi.
«È il contrario: qualcuno ci chiede perché Rifondazione ha sempre votato la guerra e oggi si accoda».
Non ha sentito fischiare nelle orecchie «dàgli al trotzkista»?
«No, guardi. Questa cosa l’hanno scritta solo i giornalisti. Ho visto io qualche veterotogliattismo, fra i compagni che pensano che nel Paese si dice una cosa, e nel Palazzo un’altra. Una doppiezza togliattiana tardiva e un po’ grottesca».
Però che voi trotzkisti siate sfasciagoverni è vero...
«L’antitrotzkismo è una macchietta. Noi abbiamo una posizione politica chiara: il no alla guerra».
È vero che Turigliatto, prima di decidere, ha chiamato i compagni della vostra lega a Parigi?
«È una meschinità alimentata, temo, anche da qualcuno di Rifondazione. Io non crederei mai alla bubbola che loro chiamano qualcuno della sinistra europea per farsi dare la linea... ».
Ce l’ha con Bertinotti?
«Personalmente no. Politicamente credo si stia portando via un pezzo del capitale politico costruito insieme».
Portando dove?
«Lo investe nel progetto di un nuovo partito che vada dai Ds a Rifondazione».
E lei?
«Credo che dovremmo restare il partito che siamo».
Ce l’ha con Giordano?
«Lo stimo, gli voglio bene. Ma ha sbagliato terribilmente a pensare di poter fare senza di noi, inseguendo l’autosufficienza della maggioranza bertinottiana».
E ora?
«Credo abbia capito che che quella è la radice di molti disastri. Per questo non mi... ci espellerà».